16
Ago

Xingarona, tra grotte, fate e maledizioni

Il piccolo centro di Zangarona, adiacente alla città di Lamezia Terme, rappresenta una delle più antiche testimonianze arbëreshë della provincia di Catanzaro; il suo nome deriverebbe dall’albanese Zan Charone o Xingarona, letteralmente “Gran corona”.
Indicherebbe la posizione satellite rispetto al grande centro urbano.
Altri ritengono invece di collegare il nome Zangarona al termine zingaro usato per qualificare una popolazione nomade.
Nel piccolo centro, che nel corso della storia ospitò anche una minoranza ebrea, è diffusa una leggenda che riguarda alcune grotte che contenevano del marmo.

Cosi padre Giovanni Fiore:
“È di mediocre popolazione da 100 fuochi, è stimabile per il marmo verde mischio che si truova alle sue falde, qual serve per abbellirr gl’edifici della città di Nicastro, al di cui stato va unita, sotto il dominio de’ Principi di Castiglione” (Della Calabria Illustrata) .

Il racconto popolare vuole che queste grotte siano la casa, il rifugio, la dimora di bellissime fate ed ogni giorno col sole a mezzogiorno questi esseri meravigliosi uscivano per cantare e ballare.
Le fate e i residenti erano in rapporti, non erano insomma figure mitologiche ma presenze sicure e vicine tanto che in ogni celebrazione un posto era riservato all’eventuale arrivo di una fata.
La leggenda vuole che una delle fate abbia smarrito un anello che fu ritrovato da un contadino che scelse non di restituirlo ma di donarlo alla sua sposa.
Alla celebrazione del matrimonio il contadino aggiunse anche l’oltraggio non riservando un posto per l’arrivo delle fate che scagliarono sul possessore dell’anello una maledizione.
Un maleficio che esaurirà la sua forza solo quando l’anello verrà restituito.
Occhio dunque a Zangarona, trovare un anello non è detto che sia una fortuna