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Voto di scambio: 4 amministratori di Diano Marina (Im) indagati per accordi con due calabresi

«Se ci fate avere i voti della comunità calabrese ti nomino amministratore unico della GM», ovvero una società partecipata del Comune di Diano Marina, in Liguria, che gestisce il porto turistico e tre stabilimenti balneari. Sarebbe questo il patto siglato dal futuro sindaco Giacomo Chiappori e tre assessori – Francesco Bregolin, Cristiano Za Garibaldi e Bruno Manitta (poi diventato ex, si è dimesso nel dicembre scorso perché indagato per falso, peculato e abuso d’ufficio) con Domenico Surace e il padre Giovanni, prima delle elezioni del maggio 2011. Secondo i pm Roberto Cavallone e Alessandro Bogliolo su input della stessa Dda, che pur non avendo rilevato condizionamenti mafiosi ha puntato il dito contro il presunto “contratto” elettorale tra gli amministratori e i Surace, sarebbero stati quest’ultimi a farsi avanti per primi. Entrambi nati a Seminara, in provincia di Reggio Calabria e avrebbero assicurato ai quattro candidati della lista “Viva Diano” di avere il controllo su un ampio bacino di elettori di origine calabrese, e di poterli mettere a loro disposizione. Ottenendo la promessa che, in caso di vittoria delle consultazioni, Domenico Surace sarebbe stato messo alla guida della Gestioni Municipali Spa. Un accordo che si è concretizzato il 31 gennaio 2012, quando Domenico Surace ha appunto ottenuto l’incarico desiderato. Non prima che venisse modificato lo statuto della società, proprio per affidare la gestione della GM ad un amministratore unico e non più, come in precedenza, ad un consiglio di amministrazione. I quattro amministratori sono indagati dalla Procura di Imperia per voto di scambio, senza però l’aggravante mafiosa. Rischiano un periodo di reclusione da sei mesi a tre anni.