22
Mar

Da Vibo parte l’iniziativa nazionale ”aree verdi del ricordo” per le vittime di Covid

«Settanta aree verdi del ricordo dedicate alle vittime del Covid. È questa l’iniziativa lanciata dall’Associazione Valentia – si legge in una nota stampa – che nel corso della pandemia si è contraddistinta su scala nazionale con numerosissime attività culturali e sociali, e proprio durante il mese di marzo avvierà la piantumazione degli alberi in tutte le regioni d’Italia, per ricordare le migliaia di vittime che il Coronavirus ha tragicamente mietuto». «Un’iniziativa lanciata mesi fa – dichiara l’associazione – attraverso la stesura del libro “Storie da Ricordare – Grandi imprese e solidarietà ai tempi del Coronavirus”, la cui vendita consentirà l’acquisto di migliaia di alberi d’ulivo da inserire in decine di territori». «Grande protagonista in questo gesto è stata la solidarietà – continua la nota – di tutti coloro che hanno comprato il libro, che hanno reso possibile la piantumazione e degli sponsor che hanno contribuito con il loro impegno a pubblicizzare l’iniziativa su scala nazionale».

«Al via quindi la costruzione delle prime aree verdi che sorgeranno grazie alla collaborazione di Associazione Valentia con decine i comuni, fondazioni, associazioni e aziende partner dell’iniziativa. Nei prossimi giorni avvieremo le piantumazioni, ma contiamo di creare quanti più parchi della Memoria possibili su scala nazionale – dice Anthony Lo Bianco presidente di Associazione Valentia -, ci stiamo accordando con sindaci e amministrazioni pubbliche di diverse città d’Italia per riuscire a dare un ricordo a tutti i familiari delle vittime». »Siamo molto soddisfatti – conclude la nota – momento per la risonanza positiva che il nostro progetto sta avendo, anche grazie ai nostri partner che hanno sempre sostenuto l’iniziativa benefica. E’ importante segnalare che saranno proprio i giovani della nostra rete associativa a portare avanti tale progetto di creazioni di aree verdi per ricordare, per sempre, le vittime del Covid. Daremo un segnale essenziale, proprio dove la pandemia ha colpito più forte».