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Giu

A Verzino c’è tutto un mondo sotterraneo

A Verzino, nel crotonese, resiste al tempo un insediamento rupestre abitato da civiltà preistoriche – paleolitica prima e neolitica poi – fatto di grotte alte fino quattro metri e larghe fino a sette metri. Un agglomerato urbano ed un sito di straordinaria bellezza che – secondo le ipotesi formulate dallo storico Cosimo Damiano – sarebbe stato costruito dallo stesso popolo, in tutto il bacino del Mediterraneo : «Quello che v’é da dire per un insediamento, vale per tutti gli altri».

E le analogie riscontrate negli insediamenti di Matera, Casabona, Massafra, Petilia e Zungri rafforzerebbero la tesi che sia stata «un’unica civiltà preistorica che per libera scelta abitativa adottava insediamenti ipogei».

«Le tipologie dell’habitat rupestre calabrese includono una vasta gamma di modelli di villaggi: si va dai grandi casali rupestri, quali Casabona, Verzino, Caccuri e di Zungri ai piccoli nuclei insediativi composti da poche unità come Melissa e Rocca di Neto, fino alle dimore rupestri isolate, assimilabili all’insediamento sparso, come l’abitazione di Belvedere Spinello».

La tesi smentisce di fatto chi vorrebbe che le grotte e gli insediamenti fossero state costruite da monaci basiliani in fuga dalle lotte iconoclaste. Marilena De Sanctis autrice di uno studio sull’urbanistica rupestre scrive: «I monaci basiliani non scavarono nulla, semplicemente riutilizzarono qualcosa di preesistente». Una campagna esplorativa duarata mesi – condotta da gruppi speleologici calabresi, pugliesi e siciliani – ha reso possibile il congiungimento delle tre grotte di Verzino.

«Gli oltre 5000 metri topografati permettono anche di far balzare il Complesso Le Grave al primo posto fra le grotte più lunghe del Meridione e la seconda più lunga d’Italia».

Nino La Rocca speleologo

 

Verzino