14
Set

Unica, gustosa e calabrese: la pera viteralise

Per narrare di questo particolare frutto è necessario prima definire e circoscrivere con assoluta precisione il luogo, siamo in provincia di Catanzaro, nell’area del Monte Reventino e dell’Alto lametino.
Nella località Viterale (da cui il nome) alla fine dell’Ottocento, secondo la tradizione, un abitante del luogo, Saverio Fazio, introdusse questa varietà di pera nelle sue proprietà ricadenti nel territorio del comune di Serrastretta.
E’ una classica località pedemontana, domina una vallata verso sud e si affaccia sulla piana di Lamezia Terme.
Fazio apparteneva ad una famiglia nota con il nome di Saveruatti, da qui il secondo nome della pera definita oltre che viteralise come piru saveruattu (pera dei Saveruatti).

Le tesi sull’introduzione di questa varietà sono due, la prima sostiene che fosse presente ma in aree più interne, l’altra che essa si deve all’opera di Saverio Fazio che incrociò diverse varietà invernali.
In ogni caso si può dire che si tratta di una pera invernale, la cui raccolta avviene alla fine del mese di novembre; dopo la raccolta le pere vengono riposte al buio in mezzo alla paglia.
La pera viteralise risulta all’inizio molto dura e presenta dei colori che variano dal verde al giallo fino al marrone; ha un gusto molto forte ed acre.
Tuttavia dopo qualche mese, al buio ed al riparo della paglia, tutto diventa decisamente più gradevole, la pera è più morbida, i colori più scuri.
Al palato il frutto è carnoso, il gusto pieno, l’asprezza iniziale lascia il passo ad una incredibile dolcezza zuccherina.
Gli abbinamenti suggeriti sono quelli con formaggi e prodotti stagionati; ma si usa anche per realizzare confetture o creme.
Tradizionalmente veniva anche bollita o infornata
Oggi questa pera è presidio SlowFood.