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Tony Gaudio, l’Oscar dimenticato

Riscrivere la storia del cinema partendo dalla Calabria. Tony Gaudio, fu il primo italiano a vincere un Premio Oscar nel 1937, nonostante gli annali del cinema italiano attribuiscano la conquista dell’ambita statuetta a Vittorio de Sica nel 1948.

Antonio Gaudio nasce in Italia a Cosenza, il 20 novembre 1883, da un fotografo professionista, Raffaele, abbracciando sin da ragazzo questa professione insieme ai suoi due fratelli. La famiglia Gaudio emigra in America per tentare la grande avventura del cinema nel 1906. A New York, lavorano per alcune agenzie fotografiche come la Life Photo Film Corporation per poi approdare al cinema. Entrano a far parte della Independent Moving Pictures (IMP), dove Eugenio Gaudio diventa supervisore dei laboratori, mentre il fratello Antonio è nominato capo fotografo.

Nel 1915, Eugene e Tony si trasferiscono in California alla Metro e lavorano con May Allison e con una delle dive dell’epoca, l’attrice di origine russa Alla Nazimova. Dopo la prematura scomparsa di Eugene, Tony, lavorando come cameraman introduce innovazioni tecniche nel famosissimo film “Il segno di Zorro” del 1920. Tony decide di dedicarsi maggiormente all’American Society of Cinematographers, di cui sarà presidente dal 1924 al 1925, un organismo che avevano contribuito a creare con lo scopo di formare fotografi professionisti. Continua a lavorare nel cinema approdando alla Warner Bros che ha acquisito la First National nel 1928 e lì conosce Sol Polito, un suo conterraneo con cui stringerà un sodalizio artistico con il proposito di sperimentare nuove tecniche fotografiche.

Nel 1930, arriva la prima candidatura all’Oscar per “Gli Angeli dell’inferno”, diretto dal miliardario Howard Hughes. In questi anni è sul set con i più grandi registi e divi di Hollywood. Finalmente nel 1937 vince l’Oscar per il film “Avorio nero” di Mervin Le Roy. L’anno successivo è il direttore della fotografia di un grande kolossal “Le avventure di Robin Hood”, interpretato da Erroll Flynn, che diventa un successo mondiale.

Diventa il fotografo abituale, e forse fidanzato, di Bette Davis con la quale crea un sodalizio artistico, ed è proprio un suo film , “Il conquistatore del Messico”, per la regia di William Dieterle che gli fa conquistare la seconda nomination. Una terza candidatura arriva nel 1941 per “Ombre malesi” di Howard Hawks, in cui Gaudio illumina la Davis con la luce della luna piena, mentre l’ultima nomination è del 1945 per il film “L’eterna armonia” di Charles Vidor.

Tony Gaudio scompare nel 1951. C’è un sottile filo che unisce i “cinematographers” calabro-americani, da Gaudio e Musuraca a Mauro Fiore e Salvatore Totino, gli ultimi e più apprezzati direttori della fotografia di Hollywood. Tutti hanno faticato e molto a ritagliarsi uno spazio nel complicato mondo del cinema a stelle e strisce.

E se è vero che non si può parlare di una scuola calabrese della luce per il cinema americano (qualche critico potrebbe storcere il naso), possiamo senza dubbio affermare che chi di dovere potrebbe correggere la storia del cinema partendo dalla carriera delle star calabresi della fotografia.

di Eugenio Attanasio – Presidente della Cineteca della Calabria