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Apr

Tasse, rivolte e fortezze. Gli Aragonesi in Calabria

Le vicende storiche della Calabria hanno una certa complessità e la loro narrazione è spesso dominata dalla suggestiva forza di alcuni eventi che, più di altri, richiamano inevitabilmente l’attenzione.
Vale per l’epopea della Magna Graecia e per la presenza dei Romani di cui rimangono mirabili testimonianze.
E vale per il percorso che vede la cultura bizantina soccombere di fronte all’arrivo ed alla permanenza dei temuti e poi celebrati Normanni.
Nel susseguirsi dei secoli e della storia altri eventi, altri popoli, altri dominatori hanno lasciato un segno indelebile che, ancora oggi, è possibile leggere e comprendere grazie alle evidenze documentali ed architettoniche.

Ci riferiamo, ad esempio, ai dominatori Angioini che subentrano ai Normanni-Svevi ma anche e soprattutto agli Aragonesi; nel 1492 infatti termina nell’Italia meridionale continentale la dominazione angioina con il Regno di Napoli che passa sotto la sovranità di Alfonso d’Aragona, già re di Sicilia e di Sardegna , oltre che dell’Aragona in Spagna.
Il dominio inizia nel 1442 con Alfonso detto Il Magnanimo e termina agli inizi del 1500 quando l’ultimo sovrano, Federico d’Aragona, lascia il trono in favore di un altro ma diverso aragonese, Ferdinando il Cattolico.
In Calabria e nel Sud Italia furono sessant’anni non facili, c’erano dissidi dinastici, esose tasse e poi la costante rappresentata dalle ribellioni dei feudatari.
Quello dei nobili feudatari in Calabria fu una questione spinosa, alcuni erano stati puniti per il loro sostegno alla dinastia angioina, altri perdonati come Battista Caracciolo, Conte di Gerace, o   Antonio Sanseverino, duca di San Marco e conte di Tricarico e di Altomonte.
Altri ancora erano stati “introdotti” in Calabria sulla base di una presunta e più stringente fedeltà alla Corona, è il caso di Antonio Centelles, immesso nel marchesato di Crotone, Marino di Marzano Principe di Rossano, Alfonso Cardona Conte di Reggio Calabria.
Molte furono le rivolte soffocate spesso nel sangue, Reggio Calabria, Crotone, Catanzaro e la ribellione “dei casali di Cosenza” nota come “dei villani”.
Ma gli aragonesi dovettero confrontarsi anche con un altro nemico, a suscitare preoccupazione, allarme e paura erano anche le incursioni dei pirati; fu cosi che iniziò un progetto di difesa ed adeguamento delle fortificazioni esistenti.
E’ degli Aragonesi la firma ancora visibile su molti Castelli e torri costiere; i manieri più leggibili sono a Reggio Calabria, Pizzo, Le Castella e Castrovillari.