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Svolta nel delitto Caccia: arrestato Rocco Schirripa, 62enne di origini calabresi

Squadra mobile

Gli agenti della Squadra mobile di Torino, coordinati dal pm di Milano, Ilda Boccassini, hanno arrestato uno dei presunti assassini del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, ucciso nel 1983 con 14 colpi di pistola. Si tratta di Rocco Schirripa, 62enne torinese ma di origini calabresi, legato alla famiglia Blefiore, pluripregiudicato e che attualmente lavorava come panettiere.(VIDEO) In queste ore sono in corso, in Piemonte e Lombardia, arresti e perquisizioni. Il mandante dell’omicidio è Domenico Belfiore, considerato il numero uno delle cosche calabresi nel Nord Ovest negli anni ’90, già in carcere per altri reati quando venne di nuovo arrestato nel ’93, grazie alle confidenze fatte a un pentito di mafia, Francesco Miano. Secondo quanto ricostruito negli anni, il procuratore fu ucciso mentre stava svolgendo delle indagini sul riciclaggio del denaro dei sequestri di persona e sugli affari del racket radicato in Piemonte. L’operazione di stanotte, dunque, potrebbe risolvere uno dei misteri giudiziari italiani più oscuri degli ultimi anni.

 

CHI ERA ROCCO SCHIRRIPA

Rocco Schirripa, detto “barca”, è considerato un uomo d’azione del clan “Ursini-Belfiore” attivo negli anni ’80 e ’90 nel mondo della criminalità organizzata calabrese. Originario di Gioiosa Jonica, Schirripa di professione fa il panettiere ma ha alle spalle numerosi precedenti: arrestato per droga nel 2001 e condannato insieme ai nomi storici del narcotraffico torinese, finì nuovamente in manette nell’operazione “Minotauro” e patteggiò 1 anno e 8 mesi in continuazione con reati di droga. Fu arrestato per la latitanza di Giorgio Demasi, detto “U Mungianisi”, super boss di Gioiosa ricercato dopo l’operazione Crimine. Si nascondeva a Torino e l’uomo di punta di quella latitanza dorata era proprio Schirripa.