09
Lug

Seminara. L’incontro tra Oriente ed Occidente

L’Oriente. A distanza di secoli, il 30 ottobre 2005 riapriva a Seminara, il Monastero Ortodosso dei Santi Elia il Giovane e Filareto l’Ortolano, voluto dall’imperatore Leone VI, il Sapiente, nel X secolo. La riapertura è stata ” benedetta ” da S.E. Gennadios Metropolita Ortodosso d’Italia e Malta e ritenuta una tappa importante nel cammino di riscoperta delle radici ortodosse e greche del Meridione d’Italia. Il suo katholikòn è iconografato con bellissimi affreschi secondo la tradizione ortodossa.

Chiesa Ortodossa di S.Elia e Filareto

Poco distante dal monastero, la Grotta d’ascesi di Sant’Elia lo Speleota (IX sec.) e la Santa Fonte (Aghiasma).

«Il monastero concepito come asceterio, in epoca normanna, continua ad essere un importante luogo di culto e centro culturale con una delle biblioteche più ricche di altri monasteri del territorio dove erano custoditi importanti testi liturgici, opere di letteratura profana, un volume contenente parte delle opere di Omero ed Aristofane ed un manoscritto con l’Ecuba di Euripide. (…) Distrutto dal terremoto nel 1693 e successivamente abbandonato anche per via dal percorso di latinizzazione forzata delle chiese ortodosse del meridione d’Italia, viene ricostruito nella prima metà del duemila, nel luogo anticamente chiamato “fuori le mura”».

L’Occidente. La Sacra Immagine della Madonna dei Poveri (Madonna Nera Greca di San Basilio Magno) a Seminara, tra le più belle, è avvolta da un’aura di mistero. La statua della “Vergine bruna”, alta ben 92 centimetri e poggiata su un trono in argento, tiene in braccio il Bambino e nelle mani reca un globo sormontato da una piccola croce ed un rametto.

Interno santuario Madonna dei Poveri

Il simulacro ligneo secondo una leggenda popolare: «Appartenuto al vescovo Basilio di Cesarea (Cappadocia), fu portato in Occidente dai monaci bizantini in fuga dalle persecuzioni iconoclaste scatenate dall’Imperatore Leone III Isaurico (VIII secolo) e destinato alla città di Taureana. Nel 951, quando la città venne distrutta dalle incursioni saracene, si cercò di trasportarlo a Seminara ma durante la fuga dai pirati venne abbandonata per strada. L’immagine fu, quindi, rinvenuta nella campagna circostante sotto un mucchio di pietre un martedì o mercoledì santo da alcuni cittadini di Seminara».

Il recente restauro della statua della “Vergine bruna”(foto in copertina) a cura della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria ha permesso invece di datare la scultura: « La statua lignea ricavata almeno nella sua struttura principale, in un unico blocco ligneo, è stata da sempre oggetto di attenzione da parte della storiografia artistica che ne ha avvolto le origini ed il ritrovamento in leggende. Oggi, dopo un accurato restauro, possiamo con maggiore certezza datare la statua al XII secolo e, invece, ad un’epoca più tarda il Bambino».

All’interno del Santuario – custodito in un reliquiario proveniente dal monastero di Sant’Elia di Palmi – l’avambraccio di San Filarete e, adiacenti alla Basilica, nelle tre sale: le tele e l’archivio storico della Insigne Collegiata di Seminara, paramenti sacri e il trono ligneo della Madonna dei Poveri.