21
Ago

A Seminara, le maschere che acquistò Picasso (VIDEO)

Camminando tra vicoli e stradine, in alcuni centri storici calabresi, è ancora possibile imbattersi in facce demoniache appese fuori dall’uscio di casa. Sono i caccia spiriti, maschere apotropaiche dal volto spaventoso che richiamano alla memoria quello di Medusa e delle due sorelle, Steno e Euriale, passate alla storia col nome di “Gorgoni”.

«Le loro origini sono chiaramente legate al teatro greco che qui, come in tutto il mondo greco, aveva un ruolo fondamentale nella società. Le maschere servivano agli attori per poter cambiare più ruoli e avevano significati profondi sia religiosi, che culturali».

I demoni vengono ancora oggi prodotti a Seminara e, nonostante siano stati apprezzati nel tempo da artisti come Pablo Picasso, non sono ancora conosciute e popolari come le ceramiche di Vietri, Caltagirone, piuttosto che di Santo Stefano di Canastra e di Grottaglie anche per l’assenza di una strategia mirata alla valorizzazione dei capolavori, rigorosamente artigianali, tra i più creativi, colorati e divertenti.

«La vivace visione coloristica dei maestri seminaresi trova congeniali espressioni nelle dissonanze dei versi e dei gialli intensi e nelle pacate superfici ambrate del cotto o del paglino ingabbiato».

Guido Donatone

Altra storia è quella dei “babbaluti” legata al malcontento popolare e alla dominazione borbonica in Calabria; le bottiglie infatti sono il ritratto canzonatorio dei soldati borbonici, dei signorotti o del potente di turno. E poi anfore (lancelle), boccali (cannate) se ornati a rilievo (cuccumi), piccole brocche con becco (bumbuleji), orci a foggia di riccio (porroni a riccio), borracce a ciambella e a forma di pesce, lanterne e la famigerata brocca ( gabbacumpari) destinata ai bevitori abili e esperti.

Ma per saperne di più ascoltate il maestro Enzo Ferraro.