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Santa Severina il borgo medievale sospeso nel tempo (VIDEO)

Santa Severina da lontano appare come una “nave di pietra” e nella sua storia ha solcato i secoli, superato le dominazioni, ospitato popoli, lingue e culture.

«C’è una città turrita nelle terre calabresi, di non oscuro nome, là dove scorre l’onda del nebbioso Neto, posta sull’alto di un monte, su rupi rocciose, e meglio di ogni altra cinta da lunga cerchia difensiva».
Gian Teseo Casopero.

 

E a Santa Severina nasce San Zaccaria divenuto Papa nel 741 «San Zaccaria, Papa, che arginò la veemenza dell’invasione longobarda, indicò ai Franchi quale fosse il giusto governo, dotò di chiese i popoli germanici e tenne salda l’unione con la Chiesa d’Oriente, governando la Chiesa di Dio con somma accortezza e prudenza» (Martirologio Romano – 15 Marzo)

Ma a rendere davvero affascinante Santa Severina è il suo centro storico dai mille influssi bizantini, arabi e normanni e Piazza Campo racchiusa tra la Cattedrale di Sant’Anastasia e l’imponente maniero normanno fiancheggiato da quattro bastioni, una delle fortezze meglio conservate. Nelle stanze e nei sotteranei del castello, edificato sui resti dell’antica Siberene, il museo archeologico, delle armi e delle armature, degli abiti d’epoca e la stanza delle torture con attrezzi usati in epoca medievale su streghe ed eretici.

Un gioiello di architettura bizantina è il Battistero di Santa Severina inizialmente appartenuta ai Templari «come lasciano intendere alcuni documenti risalenti a quando l’ordine fu inquisito con l’accusa di eresia da parte del re di Francia Filippo il Bello. Accuse che determineranno Papa Clemente V a sopprimerlo ed a confiscarne i beni, passati poi a quello Gerosolimitano. A questo punto, gli appetiti sollevati attorno ai beni dell’ordine soppresso, determinarono alcuni interventi da parte del Papa. Interventi che sottolineano la loro particolare consistenza nel territorio di Santa Severina».

Agli inizi del Novecento, al dilettantismo degli ecclesiastici locali e dei viaggiatori stranieri alla ricerca di antichità, andò progressivamente sostituendosi l’autorevolezza degli archeologi di mestiere che, comunque, pur basandosi su metodi d’indagine più oggettivi, non riuscirono lo stesso a stabilire con certezza l’anno di costruzione dell’edificio. Continuò, invece, a radicarsi la teoria priva di riscontri, secondo cui l’edificio in questione doveva rappresentare un Battistero risalente al periodo Bizantino. La voce più autorevole di questo periodo fu certamente quella dell’archeologo Paolo Orsi.

 

“La Calabria è, e rimane, la terra delle grandi sorprese […] Questa povera e negletta terra bisogna sinceramente amarla e comprenderla, bisogna circondarla di amorosa passione per strappare all’oblio i resti del suo patrimonio archeologico ed artistico, eloquenti testimoni del suo passato”.

Paolo Orsi “Le Chiese Basiliane della Calabria”