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Sandro Principe e quell’inchiesta sui presunti legami con la ‘ndrangheta reggina

sistema rende

Oggi è finito in manette, nell’ambito dell’operazione condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Cosenza (LEGGI), ma Sandro Principe alla vigilia delle Elezioni politiche italiane del 92′ era finito nel mirino dell’allora Procuratore capo di Palmi, Agostino Cordova e del pm Nicola Gratteri, durante l’operazione di polizia che portò al rinvenimento di alcuni fac-simili elettorali dell’ex sindaco di Rende in diverse abitazioni di presunti esponenti della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro e della Locride.

Il Procuratore Cordova chiese alla Camera dei Deputati per due volte l’autorizzazione a procedere contro Principe, autorizzazione negata.

Cordova parlò di una campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro. Agli atti, finirono anche le lettere di raccomandazione inviate dall’ex sottosegretario al lavoro nel governo Amato, all’allora sottosegretario alla Difesa per far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà, amico fraterno del boss Marcello Pesce.
La vicenda giudiziaria, si concluse nel 95 con una richiesta da parte della procura di Palmi, poi accolta, di Archiviazione per le accuse contestate a Principe. Alle elezioni, nei Comuni della Piana di Gioia Tauro, Principe ottenne 8 voti, molti dei quali nel Comune di Rosarno.