07
Giu

S. Donato al Pantano, sotto l’intonaco le tracce di Bisanzio

«Gli affreschi emersi (…) durante lavori di manutenzione straordinaria nella chiesa di S. Donato al Pantano vanno annoverati tra le novità più significative della pittura monumentale bizantina in Calabria».
Il giudizio è espresso da Lorenzo Riccardi in un approfondimento edito su Calabria Letteraria circa dieci anni fa.
Ed è un giudizio che tiene conto di ciò che, giungendo a San Donato di Ninea suggestivo borgo della Valle dell’Esaro, è possibile ammirare all’interno di una Chiesa che fino a poco tempo fa era ritenuta non particolarmente pregevole sotto il profilo storico-artistico.
Un edificio religioso come tanti insomma, questa almeno l’originaria lettura interpretativa fino a quando il caso e la fortuna si sono incaricati di ribaltare ogni convinzione fin li espressa; durante alcuni lavori di restauro sono state infatti scoperte delle autentiche meraviglie, pitture murali che hanno consentito un vero e proprio salto indietro di secoli.
La scelta iconografica svelata dalla scoperta racconta della presenza basiliana in questi luoghi e richiama subito alla memoria altri “casi” simili come – ad esempio – la Chiesa dello Spedale a Scalea.
Originariamente la Chiesa, a navata unica, doveva presentarsi come un vero e proprio tripudio di colori e rimandi iconici, la ricca decorazione pittorica è solo parzialmente conservata in controfacciata, sulla parete destra e su quella sinistra all’altezza del presbiterio.
Chi volesse approfondire con una descrizione puntuale e minuziosa degli affreschi, dei vari cicli pittorici, dei santi, dei simboli e dei significati è utile leggere il lavoro di analisi di Lorenzo Riccardi.
Quanto invece alla storia dell’edificio, fino alla recente scoperta delle pitture murali era ritenuta di scarso rilievo artistico con un’origine agli inizi del 1700; in realtà la data corretta ci fa andare indietro fino all’XI secolo.
La Chiesa è dedicata a San Donato, la conferma dalla figura del santo, non intera purtroppo, che si trovava in una posizione di rilievo, tra i riquadri del Cristo e la Koimesis.


Giova ricordare che la Koimesis tes Theotokou “Dormizione della Madre di Dio” è la principale festa mariana del mondo bizantino,  il trapasso della Madre di Dio, definito appunto nel mondo ortodosso con il termine greco “Koimesis“, in quello latino come “Dormitio “.
La dedicazione a San Donato pare avvenuta in un secondo momento rispetto alla data di costruzione della Chiesa ma entro comunque la fine del XIV secolo, ci aiuta ancora il lavoro di Lorenzo Riccardi secondo cui «si può affermare con un certo margine di sicurezza che l’edificio possa essere identificato con il Monasterio S. Donati de Sancto Donato ricordato per la prima volta in un regesto del dicembre 1476».
Nell’atto il monastero appartiene all’ordine dei Basiliani e dopo la morte dell’Abate viene assegnato ad un monaco cistercense, Roberto di Orsomarso, del monastero di S. Maria di Acquaformosa; da li in poi il Monastero diventa Abbazia ed è dunque oggetto di quel processo di latinizzazione di cui molte volte abbiamo parlato e che portò alla quasi completa eliminazione della cultura greco-ortodossa dalla Calabria.