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Lug

Rossano, i “Fuochi di San Marco” e la memoria dei terremoti

La Calabria, come è tristemente noto, associa la sa storia allo spaventoso manifestarsi di terremoti che nel corso dei secoli l’hanno segnata; antichi paesi e straordinari monumenti sono stati letteralmente spazzati via. Alcune date, sebbene lontane o lontanissime nel tempo, sono ancora oggi patrimonio della memoria collettiva. Il 1638, ad esempio, è ricordato come l’anno dei grandi terremoti con la prima importante sequenza sismica conosciuta tra quelle che nel corso della storia hanno ripetutamente colpito la regione; forti terremoti sono tuttavia noti anche nei secoli e decenni precedenti (ad esempio il terremoto del 1184 nella Valle del Crati, o quello che nel 1626 distrusse Girifalco) ma la serie di violente scosse che colpirono la Calabria centro-settentrionale tra il marzo e il giugno del 1638 è, per ampiezza dell’area devastata ed entità delle distruzioni, paragonabile solo ad altre sequenze e ad altre tristi date, il  1783 e il  1905-1908 colpirono gran parte della regione.

In alcune comunità locali la memoria dei terremoti ha assunto la forma di tradizioni che si ripetono da secoli, è quanto accade – ad esempio – a Rossano. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1836 la terra trema così forte da spingere gli abitanti di quella che fu la culla della Calabria bizantina, a scendere per le vie e nelle piazze accendendo fuochi che riscaldassero ed illuminassero una notte che doveva apparire sin troppo buia e funesta. Il terremoto causa 99 morti e da vita alla tradizione dei Fuochi di San Marco, un evento che si ripete da quasi due secoli con le “focarine” che accolgono e ritemprano i viandanti (oggi turisti) con un bicchiere di vino ed i cibi della gastronomia locale.

A Rossano si aprono le porte di oltre 150 palazzi gentilizi e le persone, in un rito di memoria collettiva, danzano attorno ai fuochi accesi per le incantevoli e suggestive vie del centro storico.