20
Ago

Rocca Imperiale, un borgo incantato

Il castello di Rocca Imperiale è tra i 200 costruiti nell’Italia meridionale da Federico II di Svevia, considerato dagli storici un sovrano moderno, allo scopo di sorvegliare e difendere la costa ed il territorio dalle incursioni saracene e, come spesso accadeva ai quei tempi, ai piedi dell’imponente maniero si sviluppa il feudo governato dai tanti Signori di Calabria che si avvicendarono nel corso di due secoli di storia e che erano soliti ornare i giardini con piante di limoni. Aggiunte e rimaneggiamenti, apportati negli anni, mutano profondamente l’aspetto della vecchia fortezza sveva che per mano dei duchi Crivelli diventa una dimora con l’aggiunta delle “grandi fabbriche” che, di fatto, ancora oggi sovrastano il maniero medievale da dove è possibile godere alla vista del mare e di spiagge sconfinate.

Il Castello di Rocca Imperiale


Nel 1989 gli ultimi eredi della casata dei Cappa decidono di donare il Castello al comune di Rocca Imperiale
. Ma i rocchesi evidentemente sensibili al fascino dell’imprinting federiciano hanno pensato bene di esporre il corpo in cera del potente imperatore svevo tra i tanti personaggi simbolo di un’epoca, realizzati a grandezza naturale e custoditi nel Museo delle Cere, ospitato all’interno dell’antico Monastero dei Frati Osservanti costruito nelle sue parti essenziali e funzionali in più di vent’anni dai Francescani Osservanti che vivevano di questua:
«Monasterium seu Conventum (..) cum Dormitorio, Refectorio, Officinis, Campana, Campanili, aliusque ad id necessariis” (27 giugno 1562)».

Totò al Museo delle Cere

E non a caso Federiciano è il festival dedicato alla poesia (Federico II fu ideatore di una scuola poetica in Sicilia) che riserva ai vincitori un premio originale: i componimenti racchiusi in stele di ceramica maiolicata, vengono adagiate sui muri delle case nel centro storico diventando parte dell’arredo urbano. E cosi tra i vicoli del «Il Paese della Poesia» come in una biblioteca a cielo aperto sarà possibile leggere i versi scritti da: Dacia Maraini, Alda Merini, Mario Luzi, Manlio Sgalambro, Maria Luisa Spaziani, Lawrence Ferlinghetti, Eugenio Bennato, Omar Pedrini, Alejandro Jodorowsky, Mogol, Mango e Pupi Avati. E proprio Pupi Avati sceglie Rocca Imperiale come set cinematografico per il suo film “Le Nozze di Laura” (trasmesso da Rai1 in prima serata) una rilettura in chiave moderna dei Vangeli e in particolare de “Le nozze di Cana” raccontate dall’apostolo Giovanni.

Scatto sul set “Le nozze di Laura”

La Trama. “I borghi dell’Alto Jonio Cosentino (Cesine, Colfari, Montegiordano Amendolara, Roseto Capo Spulico) sono il set su cui si muove Laura (Marta Lagatti), una giovane donna calabrese spedita a Roma, dalla famiglia retrograda e insensibile, affinchè trovi marito. Ma dalla metropoli erediterà solo una gravidanza, frutto di un incontro mordi e fuggi con Hermes (Neri Marcorè). Tornata dal padre padrone, a Rocca Imperiale, riesce a confidarsi solo con sua zia Maria (Lina Sastri) e con suo cugino, un ragazzo problematico che in paese tutti chiamano “Lui” (Alessandro Sperduti). Saranno proprio loro due e una ragazza che viene dall’Est, Anna, a sostenerla nei momenti di difficoltà e ad aiutarla quando il padre, per farle pagare l’onta della perduta verginità, la obbligherà a lavorare nei terreni di famiglia come raccoglitrice di limoni e arance. Qui incontrerà Karimu (Valentino Agunu), un ragazzo originario del Ciad, giunto in Calabria da Bologna dove studia Medicina. Diventerà il suo amore, l’unico che la troverà bella e che saprà leggere nel suo cuore, accettando il figlio che porta in grembo. Karimu in Africa è un principe, e sposandola con l’aiuto di “Lui”, nell’aranceto infuocato dal tramonto, ne farà finalmente una principessa felice.

«Ho sempre immaginato le nozze di Cana come un banchetto notturno all’aperto, nella meraviglia delle luci degli uomini e di quelle di un grande cielo stellato lì – spiega Avati nelle note di regia – in quel contesto fuori dal tempo, il ragazzo probabilmente considerato strano, con pochi amici altrettanto strani, ma sedotti dalla sua parola, si disvela. Sollecitato dalla madre compie il suo primo miracolo e l’impossibile irrompe nella quotidianità. Quell’impossibile a cui tende inconsapevolmente Laura, destinata a rinunciare all’ultima speranza di felicità».

Pupi Avati

Pupi Avati – Regista