27
Ott

Rinuncia al matrimonio e danni da nozze non concluse

Chi fugge sull’altare non paga i danni morali, ma deve solo rimborsare le spese e le obbligazioni contratte in vista del matrimonio.

Secondo la Cassazione [1], infatti, la rottura della promessa di matrimonio, pur essendo un illecito civile, non comporta la risarcibilità dei danni normalmente previsti nel caso dei consueti illeciti (siano essi contrattuali o extracontrattuali).

Si è dunque tenuti a risarcire, tanto per fare un esempio, le spese di prenotazione del locale per il ricevimento, l’acquisto dell’abito nuziale, l’eventuale mobilia o l’affitto dell’abitazione.

Diversamente ragionando, se si dovesse imporre al nubendo il risarcimento anche dei danni morali, nel caso di diniego al matrimonio, si finirebbe per imporgli una indiretta pressione. Invece ogni soggetto deve mantenere la piena libertà di scelta sino al fatidico “si”.

Del resto, il codice civile [2] stabilisce che la promessa di matrimonio [3] non obbliga a contrarlo. Il carattere non vincolante della promessa è volto infatti a tutelare la libertà matrimoniale.

Gli unici effetti della rottura della promessa sono:

1) la restituzione dei doni fatti a causa della promessa [4], nonché anche delle lettere, delle foto, dei filmini in vacanza o in camera da letto. Tale restituzione può essere chiesta anche da chi ha rotto la promessa;
2) il risarcimento del danno nei limiti appena descritti [5].

È necessario però ricorrere in Tribunale entro un anno dalla rottura del legame.

[1] Cass. sent. n. 9/2012.
[2] Art. 79.
[3] Tale è intesa, dai tribunali, una dichiarazione espressa o tacita di frequentarsi con il serio proposito di sposarsi.
[4] Art. 80 c.c..
[5] Art. 81 c.c..

Fonte: www.laleggepertutti.it