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Lug

Il Reventino e la pietra verde, un pezzo delle Alpi in Calabria

E’ un tipo particolare di pietra che affiora in numerosi posti nel mondo, la troviamo sui monti Appalachi nel Nord America, sugli Urali in Russia, in Indonesia sull’Himalaya; è possibile scorgerla anche in Spagna, Portogallo, Francia, Corsica e soprattutto in Italia lungo la dorsale Appenninica. I giacimenti calabresi sono di notevole importanza, siamo sul Monte Reventino, in provincia di Catanzaro. E’, infatti, la Pietra Verde del Reventino, materia dura ed affascinante, ornamento di luoghi, paesi, piazze, vie e case.

Tecnicamente si tratta di uno scisto verde, una roccia metamorfica a grana fine, tendente a sfaldarsi in lastre sottili; peraltro la presenza della pietra verde su questo monte apre anche ipotesi scientifiche interessanti, il Reventino si sarebbe staccato dalle Alpi ed avrebbe subìto un trasporto passivo fino a raggiungere la sua posizione attuale. Le rocce del Reventino hanno poca somiglianza con quelle degli Appennini e sono più simili a quelle che si rinvengono sull’arco alpino. Il grande geologo statunitense Walter Alvarez utilizza la pietra verde calabrese, caratterizzata dal cosiddetto fenomeno di “distorsione delle pieghe” come parametro per determinare il senso di trasporto delle masse rocciose. Di fatto nei secoli passati la pietra è stata utilizzata come elemento costruttivo, la si trova infatti nei centri storici e nelle chiese, in particolare a Conflenti e nell’antica sede vescovile di Martirano (Cz).

A Conflenti l’analisi scientifica si è concentrata, ad esempio, sulla chiesa di S. Nicola, la più antica struttura religiosa del comprensorio del Reventino essendo sorta sui ruderi di un cenobio basiliano del X secolo. Recentemente l’estrazione, la lavorazione e l’utilizzo di questa pietra ha suscitato una qualche preoccupazione, al suo interno infatti sono riscontrabili fibre di amianto; non è possibile stabilire a priori un livello di pericolosità, va definito caso per caso, adottando, nel caso di attività estrattive, dei livelli di attenzione nel controllo del fronte di scavo, soprattutto in presenza di venature bianco-verdastre con evidenti elementi fibrosi.

In una recentissima ricerca (2020) l’Inail ha specificato che «ad oggi le cave di pietre verdi nella regione Calabria risultano quasi tutte inattive, spesso abbandonate e non messe in sicurezza. Diffusamente presenti in vaste aree del territorio regionale vi sono, infine, affioramenti più o meno estesi di ofioliti, posti anche in prossimità di centri abitati o comunque ai bordi delle vie di accesso agli stessi». L’obiettivo del progetto è stato l’individuazione e la caratterizzazione dei minerali asbestiformi presenti nelle ofioliti affioranti sul territorio calabrese e la descrizione del comparto estrattivo di questi materiali nell’area di Lamezia Terme. Il lavoro svolto ha consentito di sviluppare importanti sinergie con le istituzioni del territorio, necessarie per realizzare le attività di tutela ambientale e lavorativa.

Da ultimo è bene precisare quale siano gli impieghi. La particolare natura delle pietre verdi e la loro composizione mineralogica (sono rocce ricche di minerali ferrosi) le rendono particolarmente resistenti agli agenti erosivi e dunque assai ricercate per l’utilizzo in edilizia ed anche per le infrastrutture pubbliche. Le pietre verdi possono essere di tipo friabile o di tipo compatto; nella seconda ipotesi il loro utilizzo è anche riccamente ornamentale, le lastre lucidate fanno bellissima mostra di se all’interno degli edifici, lastricati tipo marmo o per rivestimento o come decorazione.