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Reghion: pilotato un appalto idrico da oltre 250 mila euro a Reggio Calabria

L’indagine “Reghion” – dal nome greco della città che la storia vuole fondata intorno al 730-720 a.c. sulla riva destra del Calopinace – mirata a verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del comune di Reggio Calabria, ha dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta: posizione verticistica è occupata dall’Avv. Paolo Romeo, di recente coinvolto in altra operazione di P.G., e dal dirigente pro tempore del settore “Servizi Tecnici” del comune di Reggio Calabria Arch. Marcello Cammera, a cui viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e le cui condotte si sono sostanzialmente concretizzate in una serie di azioni poste in essere al fine di consentire a imprese mafiose l’ottenimento di appalti, aggirando o eludendo la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali nelle quali l’Avvocato Romeo aveva significativa influenza e co-interessenze, creando condizioni pretestuose per orientare, illecitamente, l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Il modus operandi dell’Arch. Cammera, si sostanziava nella capacità di creare veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da porre chi si trovava nella posizione di dover decidere innanzi a una situazione in cui le alternative erano la sospensione dei lavori col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione che finiva con l’assecondare il piano criminale fraudolento, congegnato dal dirigente; in tale scenario – reso ancora più ostico dalla pressione mediatica e politica creata ad arte da componenti dell’associazione segreta coordinata da Paolo Romeo – tra la possibilità di creare un danno a un’economia locale già indebolita, attuando scelte ortodosse che avrebbero potuto generare gravi ripercussioni, anche sociali, chi aveva la responsabilità delle decisioni finiva per prediligere necessariamente la seconda ipotesi.

Tra le numerose opere pubbliche oggetto di indagine, particolare attenzione è stata riservata all’aggiudicazione della gara d’appalto pubblico integrato, in project financing, avente ad oggetto il completamento e l’ottimizzazione del sistema di  depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche nella città di Reggio Calabria, del valore di oltre € 250.000.000, il cui coordinamento era demandato al settore progettazione ed esecuzione LL.PP del Comune di Reggio Calabria. Le vicende connesse dapprima alla predisposizione del bando di gara, quindi all’aggiudicazione, infine alla stipula della conseguente convenzione tra l’ente pubblico e l’aggiudicatario del predetto appalto per la  gestione pluriennale del servizio idrico a Reggio Calabria, hanno costituito esempio paradigmatico del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine.

Le investigazioni hanno evidenziato come Marcello Cammera, Luigi Patimo, i cugini Alberto e Mario Scambia, nonché Domenico Barbieri e Paolo Romeo, con l’ulteriore complicità del responsabile del servizio idrico del comune di Reggio Calabria, ingegnere Bruno Fortugno, sulla base di accordi corruttivi, abbiano posto in essere azioni volte a pilotare il bando del servizio idrico integrato in favore dell’unica impresa partecipante. Sarà proprio il fratello del dirigente Marcello Cammera, Franco Antonio Cammera a fornire uno spaccato inquietante degli accordi corruttivi evocando esplicitamente, in una conversazione intercettata, della questione “mazzette”. Si riporta un breve passaggio del dialogo captato: “Allora questo incontro, …è dovuto per un lavoro molto importante! …abbiamo deciso io e mio fratello di farlo, …perché, è venuta fuori di nuovo, …il discorso, “mazzette.

Ulteriore personaggio cardine della vicenda corruttiva è Domenico Kappler, ancorché – anch’egli – privo di cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda. Si tratta di un manager, legato da stretti rapporti imprenditoriali con Alberto Scambia. Le indagini hanno dimostrato come Kappler palesasse evidenti interessi ed attiva partecipazione nella gestione operativa di Acquereggine S.c.a.r.l. e Idrorhegion S.c.a.r.l., significativa capacità d’influenza presso ACEA S.p.a., ma soprattutto svolgesse il ruolo di amministratore delegato della società pubblica “RISORSE PER ROMA” S.p.a., attraverso la quale era conferito al Cammera un incarico professionale che costituiva una porzione del prezzo  della sua corruzione.

Sergio Lucianetti è l’amministratore unico e socio di maggioranza (detenendo il 60% delle quote) della PROG.IN S.r.l., l’impresa a cui il R.T.I. aggiudicatario dell’appalto investigato aveva affidato la concreta esecuzione della progettazione delle opere appaltate.