05
Dic

Referendum, la débâcle del Pd calabrese

“Ho perso io il mio Governo finisce qui”. E’ questa la frase – e la scelta – che scompagina decenni di liturgie tutte  italiane in un contesto politico dove la sconfitta non è quasi mai stata  tale ma è sempre stata letta ed interpretata come  una vittoria diversa.

Matteo Renzi, onore alle armi, prende atto della decisione degli italiani e la traduce in un primo, immediato e visibile gesto: “volevo tagliare le poltrone, dice, ed invece salta la mia.”

Il voto, in questo caso, ha rispettato le previsioni della vigilia anche i sondaggi ci hanno azzeccato quando indicavano nel sud il ventre molle della battaglia per il SI.

E per quanto i risultati siano uniformi su tutto il territorio nazionale e non abbiano grandi differenze generazionali, al meridione il “No” è più deciso, rotondo, inappellabile.

Intanto iniziamo dalla percentuale die votanti: la  Calabria ha registrato quella  più bassa d’Italia, il 54,43%, la provincia nella quale meno elettori sono andati al voto è stata quella di Crotone con il 47,81%.

Il risultato elettorale disegna una regione dove il No è deciso e netto  con una percentuale del 67,02%, il Si è fermo al 32,98% . Traducendoli in voti, la riforma targata Pd è stata respinta da 561.557 calabresi, molto meno della metà, dunque, i favorevoli.

La provincia con più “No” è quella di Reggio Calabria che sfiora il 69%. E poi ci sono i dati singolari, come quelli del comune di Diamante, dove il segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno, Renziano della prima ora, è stato anche sindaco. Qui il No raggiunge il 72,18% o la città di Reggio Calabria, guidata da Falcomatà e scelta dal premier Renzi come teatro delle sue visite calabresi al punto da suscitare le polemiche di una parte del Pd catanzarese.

In riva allo stretto il No è al 69,55%. Insomma una débâcle su tutti i fronti ed in tutti i luoghi calabresi. Va da sé che ora, tutti i protagonisti politici, quelli che hanno responsabilità di Governo, si affretteranno a dire – c’è da scommetterci – che si tratta di un voto nazionale e che poco o nulla incidono le opinioni dei calabresi sul Governo regionale.

La verità, però, è un’altra: sarà stato certamente un voto nazionale e divisivo ma non c’è dubbio che le classi dirigenti locali del Pd, e quella calabrese in particolare, non hanno dato il contributo sperato.

Qui la sfiducia è ampia e lo dimostra la partecipazione al voto più bassa che altrove, la rabbia è evidente e lo dimostrano i dati del No in una Regione guidata da un monocolore del Presidente Oliverio e del PD.

Insomma un risultato che ha investito Renzi ma che di certo non lascia indenni gli epigoni, ante litteram o convertiti, del renzismo in Calabria.