04
Ago

Rapporto Confagricoltura: straordinario legame tra presenza turisti e vendita prodotti locali

“Per una nazione come l’Italia, la cui reputazione turistica ed enogastronomica è fra la più rilevanti al Mondo, la ricaduta del turismo internazionale (visitatori provenienti dall’estero) in termini di consumo di prodotti “Made in Italy” dell’agricoltura e dell’industria agroalimentare, è particolarmente significativa”.
E’ questo l’incipit di un rapporto elaborato dal centro studi di Confagricoltura con al centro delle riflessioni il rapporto tra Turismo ed Agricoltura e l’incidenza dei turisti sul valore aggiunto prodotto dal sistema agricolo ed agroalimentare italiano. Secondo il rapporto elaborato sulla base di Dati Istat e Banca d’Italia “nel decennio 2006-2015, gli arrivi di ospiti nelle strutture ricettive turistiche sono cresciuti da 93 a 109 milioni con un incremento medio annuo del 1,76%. Molto meno sono cresciute le presenze (pernottamenti, +0,49% medio annuo) a causa della costante riduzione della durata media dei soggiorni (-1,06% medio annuo). La crisi economico-finanziaria di fine 2007 ha determinato una riduzione di arrivi e presenze nei due anni seguenti; le presenze hanno registrato una flessione anche nel 2012, attestandosi nel 2015 su un valore comunque inferiore al massimo del periodo, registrato nel 2011. Diminuisce l’utilizzazione media dei posti letto: nel 2006 era del 22,3% (81,4 giorni), nel 2015 è stata del 21,2% (77,3 giorni).
Nel rapporto viene evidenziato come “l’andamento, nel decennio 2006-2015, dei soggiorni turistici è molto differente fra italiani e stranieri. Per quanto riguarda gli italiani si registra una diminuzione di arrivi nel 2012 e nel 2013 e una ripresa nei due anni seguenti, senza peraltro raggiungere nel 2015 i livelli massimi del 2011.
Per quanto riguarda i turisti stranieri crescono costantemente gli arrivi e le presenze (pernottamenti), salvo le flessioni registrate nel 2008 e 2009. La durata media dei soggiorni è in costante riduzione (-6,3% nel decennio).
Attualmente l’Italia è al 5° posto nel mondo per arrivi di ospiti internazionali e al 6° posto per gli introiti generati da tali ospiti.
Sulla base di un sondaggio effettuato dall’Osservatorio Nazionale del Turismo (ONT) il rapporto di Confagricoltura indica come “della spesa complessiva dei turisti stranieri che viaggiano in Italia, arriva alle imprese agricole circa il 2,6% e alle industrie agroalimentari il 5,6%”
Anche cittadini italiani che viaggiano in Italia, determinano un incremento del consumo alimentare “Made in Italy”, perché in vacanza si tende a privilegiare i prodotti agricoli locali e le specialità enogastronomiche tradizionali proposte dai ristoranti. Il Centro Studi Confagricoltura stima nell’ordine del 20% l’incremento dei consumi agroalimentari dei turisti rispetto all’alimentazione abituale.
Nel 2015, sommando alle presenze turistiche nelle strutture ricettive ufficiali rilevate dall’Istat e quelle
nelle case private, la popolazione equivalente dei viaggiatori “interni” si può stimare in circa un milione
di persone per poco meno di 400 milioni presenze. Il fatturato delle imprese agricole prodotto dal turismo si può stimare, secondo le elaborazioni delCentro Studi di Confagricoltura, in circa 2,3 miliardi di euro, di cui 0,9 miliardi provenienti dalla vendita di prodotti agricoli destinati all’alimentazione dei turisti stranieri, 0,2 miliardi provenienti dai maggiori consumi alimentari (rispetto all’alimentazione abituale) dei turisti italiani, e 1,2 miliardi provenienti dall’esercizio dell’attività agrituristica.
A questo si aggiungono circa 2,4 miliardi di fatturato dell’industria agroalimentare derivanti dagli stessi consumi alimentari dei turisti stranieri e italiani. Complessivamente 4,7 miliardi, di cui 2,8 miliardi per prodotti alimentari (ristorazione, vendita in esercizi commerciali) consumati dai turisti stranieri, per un “export in loco” corrispondente a circa l’8% dell’export agroalimentare convenzionale.
Della spesa turistica complessiva degli ospiti stranieri in Italia, il 2,6% arriva alle aziende agricole, il 5,6%
all’industria agroalimentare.