04
Ago

Rambaldi, il “papà di E.T.” e il legame indissolubile con la Calabria

Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali di “King Kong” (nel 1976), “Alien” (1979) ed “E.T.” (1982) era profondamente legato alla Calabria, anche perché la moglie Bruna è di origini crotonesi. A rinsaldare un legame basato sulla stima professionale e sul rispetto umano, nel 2008 il Comune di Altomonte gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Il suo nome è legato a quello dei più grandi registi d`Oltreoceano, da Ridley Scott a Steven Spielberg, e nel 1984 è stato chiamato da David Lynch per creare i vermi delle sabbie e i Navigatori della Gilda spaziale protagonisti di “Dune”. Con pochi altri “aritigiani” della Decima Musa, portava il genio e la creatività italiani al servizio della più grande macchina cinematografica del mondo, quella a stelle e strisce. Che lo ricambiò con i giusti tributi. Ma prima di essere conosciuto fuori dai confini italiani, nell’epoca d’oro della cinematografia d`autore italiana a cavallo tra gli anni sessanta e settanta aveva lavorato per registi del calibro di Mario Monicelli, Marco Ferreri e Pier Paolo Pasolini. Nel 1975 curò – forte di una passione per la pittura e per la grafica prima ancora che per la tecnologia adattata alla macchina da presa – gli effetti speciali e le immaginifiche vedute metropolitane di “Profondo rosso”, pellicola-cult di Dario Argento.

Rambaldi aveva sempre nutrito il sogno di dedicarsi all’arte anche se dopo la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna per lui si erano aperte le porte del cinema. Un incontro quasi casuale che avvenne, nel 1956, quando fu chiamato a Cinecittà per progettare un drago protagonista di un film di fantascienza a basso costo. Poi l’approdo a Hollywood, chiamato da Dino De Laurentis che lo volle per la creazione del primo “King Kong” di John Guillermin, il colossal che gli permise di conquistare la prima statuetta dell’Academy di Los Angeles. Seguirono altre produzioni di grande successo internazionale come “Alien” di Ridley Scott e, successivamente, nel 1982, la collaborazione con Steven Spielberg per quello che è considerato il suo capolavoro assoluto, “E.T.”.

Carlo Rambaldi ridefinisce in modo netto e originale il fantastico mondo degli effetti speciali visuali, ai quali conferisce un`artigianalità e un genio tipicamente italiani, quasi rinascimentali. Le sue sculture meccaniche non sono opere computerizzate, ma veri e propri esseri cibernetici, all’interno dei quali batte un cuore umano, quello del suo creatore, capace di divertire e commuovere intere generazioni per molti anni a venire.

Un artista a tutto tondo. Il “papà di E.T”. , infatti, era anche scultore e pittore. Una passione coltivata sin dall’infanzia e sfociata in opere di arte figurativa e astratta mai esposte in pubblico fino al 5 agosto del 2017 quando alcuni lavori impreziosirono una mostra itinerante a lui dedicata, organizzata a Lamezia Terme. Li, visse i suoi ultimi anni di vita prima di spegnersi nel 2012.