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Apr

Il racconto di una “Rocca Imperiale”

A Rocca Imperiale, borgo della provincia di Cosenza situato ai confini con la Basilicata, visiteremo il Castello Svevo posto alla sommità di un colle intorno al quale si estende un suggestivo centro storico.
Il nome d’altro canto ci dice subito tanto, siamo al cospetto di una rocca il cui profilo è imperiale.
Ad accompagnarci in questo viaggio nella storia e nelle emozioni è Jolanda Bruni, componente di un’associazione il cui nome è “Stupor Mundi”, appellativo dedicato a Federico II. La fortezza fu fatta costruire proprio da Federico II nel 1225. Questo imperatore passato alla storia come “stupore del mondo”, ci racconta Jolanda, scelse di fermarsi qui alle porte della Calabria. Rocca Imperiale era infatti il posto ideale dove costruire un castello al centro dell’antica via Appia-Traiana che partendo da Reggio Calabria e costeggiando il mare Jonio andava a congiungersi a Brindisi con l’Appia antica.

Il castello ha una pianta quadrilatera con otto torri, è cinto da mura merlate e dotato di un ampio fossato. Jolanda ci descrive con emozione il ruolo che ebbero i suoi concittadini di ben 800 anni fa: “Federico II per poter edificare il castello fece insediare una colonia nel 1239, poi con un accordo politico con gli abitanti decise che questi in cambio del loro aiuto a costruire la fortezza, non avrebbero dovuto pagare le tasse”. In virtù di questo accordo il fossato è sempre stato vuoto e solo in caso di incursioni nemiche gli abitanti potevano correre verso il Castello e rifugiarsi al suo interno. Dell’epoca di Federico II, continua Jolanda, troviamo il portale di ingresso, il mastio centrale e la prima cinta muraria. Le torri e la doppia difesa, la cosiddetta Cittadella, vengono invece edificati nel 1500. La parte più moderna è invece il palazzo nobiliare eretto nel 1717 per volere della famiglia Crivelli che cambiarono il profilo del castello da fortezza a casa nobiliare. Jolanda ci accompagna all’interno, nel cortile, nella sala del Trono, lungo i camminamenti e poi ci fa scoprire le tecniche di difesa contro i nemici. “Siamo all’interno della torre sud est che ha la stesse caratteristiche della torre polveriera. Ci troviamo esattamente nelle case Matte che sono delle stanze dove all’inizio del 600, con le prime armi da fuoco, i soldati si rifugiavano per sparare. Si notano delle feritoie strette dalle quali venivano puntate le armi verso l’esterno e delle caditoie da dove era calata la pece bollente, che arrivando sul cordone “catalano” schizzava ed aveva un raggio di azione maggiore”. Alla base della torre (al momento è un ambiente non visitabile) “c’è un foro alto 14 metri che serviva per far arieggiare le stanze e non far morire i soldati intossicati dai fumi delle polveri da sparo”.