28
Ott

Plataci, il paese dei murales arbëresh

Gli albanesi giunsero a Plataci nel 1478, quando fuggirono dalla loro madre patria sottoposta alla conquista turca. Il centro era però conosciuto come tenimento di Cerchiara sin dal 1266 e fino al 1456, quando un terremoto lo rase al suolo.

Oggi a Plataci vivono poco meno di 800 persone. Situato a 950 metri s.l.m., su un contrafforte del Monte Sparviero, tra le fiumare del Saraceno e del Satanasso, gode di inverni freddissimi e estati estremamente piacevoli. La chiesa principale è dedicata, come in molti paesi di origine arbereshe, a S. Giovanni Battista. L’edificio pare sia stato costruito sul finire del Quattrocento ed è già funzionante nel 1510, come appare dall’elenco delle chiese parrocchiale della Diocesi di Cassano Ionio, dalla quale si è distaccata, insieme a quelle degli altri paesi albanesi, nel 1919, anno in cui è stata fondata la diocesi di Lungro. Con il ripristino del rito greco-bizantino anche la chiesa è stata oggetto di restauri e modifiche: le statue sono state sostituite da icone. Le opere che abbelliscono l’abside, il Cristo Benedicente, la Platytera, i Santi padri della Chiesa d’Oriente e la Comunione degli Apostoli sono dovute al maestro Mihail Gabriel Tarko.

Merita attenzione l’antica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli edificata nel XVII secolo da Martino Troiano e rimasta in possesso della sua famiglia fino alla fine del ‘700. All’interno è custodito il più antico stemma di Plataci che raffigura un albero su fondo azzurro con un leone rampante e tre stelle a 8 raggi, simbolo della Vergine di Costantinopoli o Odigitria essendo l’immagine originaria venerata nella chiesa degli Odeghi dell’antica capitale. Gli odeghi erano le guide che accompagnavano i viaggiatori verso l’Oriente per cui l’Odigitria era la loro protettrice, ossia Colei che indica la strada.

«Fushë e qiellit, lisit të gjelbër (simboli i jetës dhe i shpëtimit nga i ligu) i mbajtur nga e majta nga një luan ari (armiku turk që hidhet) me të mbështetur mbi trungun, ai lis i shoqëruar në të djathtë nga tri yje me tetë rreze ari (simboli i Shën Mëris që ne ruan) përpara dejtit.»

«Campo di ciel, all’albero di verde (simbolo della vita e della salvezza dal nemico), fustato al naturale e sostenuto a sinistra dal leone d’oro (il nemico turco che si avventa), con entrambe le zampe anteriori appoggiate sul tronco, esso albero accompagnato a destra da tre stelle di otto raggi d’oro (simbolo della madre di Dio che protegge) davanti al mare.»

Altra chiesa importante per la religiosità locale è quella dedicata a San Rocco, un santo estremamente venerato in quasi tutti i luoghi della Calabria. Bellissimo è l’abito tradizionale delle donne confezionato con preziose stoffe di seta plissettata e intramezzata da filo d’oro con grandi galloni, sempre in oro, che rendono l’abito, secondo la tradizione orientale, raffinato e sontuoso.

Nel 2007 l’Amministrazione Comunale, ha indetto la prima edizione di un concorso per realizzazione di murales sulle pareti delle case del centro storico, abbinato al Festival dei Piccoli Cantori Arbëreshë. Gli splendidi disegni riempiono gran parte delle mura del borgo arbëresh di Plataci.