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Lug

Pizzo: il tartufo ed i possibili legami con le produzioni agricole calabresi

Per assaggiare quello originale, lontano da logiche industriali e segnato da una produzione rigorosamente artigianale, bisogna raggiungere la straordinaria piazza di Pizzo Calabro. Qui, lungo uno dei tratti di costa più stupefacenti d’Italia, nasce il gelato che per primo ha ottenuto in Europa il riconoscimento del marchio IGP, l’indicazione Geografica Protetta. E’ un prodotto tipico della pasticceria e della gelateria calabrese, realizzato con una base di gelato alla nocciola, sapientemente modellato e ripieno di un cuore di cioccolato fondente fuso, il Tartufo di Pizzo è ricoperto da una spolverata di cacao amaro e zucchero e si consuma al cucchiaio.

Questo gelato nasce per caso ma è erede di una grande tradizione pizzitana, nel 1952 il gelatiere Giuseppe De Maria, rimasto senza forme, s’inventa “last minute” il gelato modellando delle palline per meta alla nocciola e metà al cioccolato avvolgendole in una carta alimentare affinché si consolidassero. Al centro una colata di cioccolato fondente fuso con le palline chiuse a mano con estrema velocità. Nacque cosi, dunque, il tartufo di Pizzo di cui oggui, peraltro, esistono varianti come quella al pistacchio. Unica nota stonata, per un prodotto che è comunque straordinario ed impareggiabile, è la mancata connessione con altre produzioni di eccellenza regionali, per i tartufi di Pizzo – magari – andrebbe ampliato l’impiego della Nocciola “Tonda” calabrese ritenuta da tutti una delle migliori e più gustose al mondo e prodotta a poche decine di chilometri.