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Lug

I pignatari, ceramisti essenziali

La lunga storia dell’artigianato calabrese legato alla realizzazione di ceramiche è segnata, come  abbiamo già raccontato, dalla duplice funzione di questi manufatti; c’è ed è forte il valore estetico
ed artistico ma c’è anche e soprattutto una funzione concreta, operativa, quotidiana.
Artigiani che sono, in molti casi, non artisti ma ceramisti essenziali.
E’ il caso dei “pignatari” e cioè fabbricanti di “pignati”, utensili per cucinare e mangiare. In questi casi il vasaio si ferma alla terracotta, l’unica divagazione decorativa a forma di fiore è
applicata alla congiunzione dei manici; tuttavia le forme di tali creazioni sono essenziali e per questo di grande effetto plastico.
Singolari produzioni dei pignatari sono il recipiente cilindrico, smaltato all’interno ed usato per la conservazione di derrate alimentari sotto sale e sotto peso, recipiente indicato con il termine
dialettale de “u cugne(ia)ttu”, poi il «pignato» a forma di padella con il manico.
Altre produzioni sono le “furnacette”, piccoli fornelli di argilla, ed altri utensili utilizzati in cucina oltre agli oggetti di uso corrente nella campagna, a volte miniaturizzati.
Da richiamare alla memoria un’altra ed importante tradizione, tuttora esistente ma, riferita ai pignatari che giungevano nei paesi in occasione delle feste e – soprattutto – delle fiere; nel
susseguirsi delle bancarelle una zona era tradizionalmente riservata ai pignatari e le famiglie acquistavano l’occorrente per l’anno che avevano davanti.
Due erano i prodotti più acquistati e di solito cambiati di anno in anno, “a pignata” con la quale si cucinavano al fuoco del camino i legumi e “u tiastu”, un tegame più basso e più largo delle
normali e moderne pentole.