20
Feb

Pd, psicodramma nazionale e convenienze calabresi

Era stata annunciata – ed alla fine lo è stata – come l’assemblea del redde rationem, quella nella quale insomma..maggioranza e minoranza del Pd dovevano risolvere i contrasti o cristallizzare le proprie posizioni andando poi  ciascuno per la propria strada. Cosi è stato anche se – come spesso accade nel Pd – il risultato finale va letto tra le righe, estrapolato dalle dichiarazioni contradditorie, affidato ai gesti prim’ancora che alle parole con una formalità che deve attendere ancora qualche ora.

Il Pd va a Congresso, terrà le primarie prima delle elezioni amministrative e la scissione, evocata da molti e condannata da tutti a parole, diventa realtà. Unico nodo irrisolto riguarda la portata della separazione, in quanti cioè sceglieranno di andar via. Una prospettiva che riguarda il partito nazionale ed ha, inevitabilmente, ripercussioni sui territori.

In Calabria due sono i nomi certi: Nico Stumpo, custode dell’ortodossia bersaniana, e la senatrice lametina Doris Lo Moro.

Il presidente della Giunta Regionale – ed il suo alter ego Nicola Adamo – sono attivi nella creazione di una corrente autonoma con Maio Oliverio che attende, tratta e manda in circolazione dichiarazioni che non sono proprio il massimo della chiarezza. “E’ da irresponsabili – ha scritto Oliverio – incentivare o promuovere ipotesi scissionistiche, ma anche insistere su posizionamenti politici autoreferenziali o in un gioco finalizzato alle prevalenze correntizie”, della serie un colpo al cerchio e l’altro alla botte, in attesa di capire come si sviluppano gli eventi.

Due le prospettive in ballo, i destini della nomina a Commissario per il Piano di Rientro e poi la composizione delle liste. Già perché sebbene sia ancora incerta la data non c’è dubbio che prima o poi si andrà alle urne ed a compilare le liste del PD sarà Renzi.

Dall’altro lato – anche con una legge proporzionale – lo spazio, l’agibilità politica e le possibilità di essere eletti sono decisamente più esigue, per non dire inesistenti.

Bersani con una delle sue metafore potrebbe tradurre la situazione con un vecchio proverbio “E’ meglio esser capo di lucertola, che coda di leone”, ma in questo caso essendo in gioco ruoli e posti elettorali c’è da giurare che più d’uno alle convinzioni farà prevalere le convenienze.