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Il Parco Scolacium e il racconto di una storia millenaria (VIDEO)

Arrivati a Scolacium, a Roccelletta di Borgia in provincia di Catanzaro, ci si ritrova in un parco tra ulivi secolari e monumentali resti di una basilica normanna, ma si intuisce subito che – a queste latitudini – la storia racconta di potenze e ricchezze, di greci e romani.

Nell’area archeologica anche una domus, un impianto termale, un anfiteatro, ed un teatro sul pendio di una collina, luoghi simbolo della vita pubblica romana. E in quest’area gli scavi hanno restituito anche importanti reperti esposti nel polo museale, il monumentale braccio di bronzo, per esempio, fatto acquisire al patrimonio statale da Paolo Orsi nel 1910 e ancora statue e ritratti in marmo, testimonianze autentiche della vita della Calabria in età romana.

«Per la sua posizione strategica sul mare ha avuto grande importanza all’interno degli equilibri della Magna Grecia, trovandosi tra Crotone e Locri Epizefiri, che si contendevano il primato dei commerci marittimi. In un primo momento legata a Crotone, passò poi sotto la dominazione di Locri. La città fu coinvolta anche nella Guerra del Peloponneso ed ebbe un ruolo non solo nelle vicende magno greche, ma anche in un contesto più ampio che riguardava tutto il mondo greco.I romani recuperarono la città per la sua posizione strategica e la trasformarono, l’imperatore Nerva la ribattezzò colonia Minerva Nervia Augusta Scolacium. La città prosperò in ricchezza in epoca romana e vide anche la nascita di Cassiodoro uno dei più importanti autori della tarda romanità e decisivo per il recupero della cultura antica negli anni di decadenza».

A Catanzaro, ora, al Complesso Monumentale del San Giovanni – polo culturale tra i più importanti per la presenza di 20 sale espositive disposte su due piani – un tempo un Castello normanno costruito da Roberto il Guiscardo. Riaperte al pubblico, le gallerie segrete del San Giovanni di Catanzaro «raccontano della dominazione normanna, di fughe rocambolesche, di prigionieri e preghiere».

«Le grotte sotterranee, recentemente restaurate, erano non soltanto un comodo passaggio per la nobiltà che aveva così modo di raggiungere i luoghi di preghiera agevolmente dai propri palazzi, ma furono anche utilizzate dalle guarnigioni dei soldati nei momenti in cui gli assedi alla città non lasciarono altra via d’uscita».