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Il Parco dell’Aspromonte, l’ultimo tratto delle “Alpi Calabresi” (VIDEO)

REGGIO CALABRIA Il Parco Nazionale dell’Aspromonte è tra i più affascinanti d’Italia con i suoi boschi, profonde gole e torrenti limpidissimi. Il centro abitato più alto è Gambarie e, da qui, è possibile raggiungere facilmente anche la vetta più alta del massiccio aspromontano, il Montalto e la statua in bronzo del Cristo Redentore.

L’aspromonte nelle cronache dei viaggiatori del Grand Tour

«L’Aspromonte merita il nome che porta. E’ un’agglomerazione incredibilmente aspra di colli e valloni (…) Lasciatosi alle spalle il nucleo più alto del gruppo montagnoso, il viandante si trova sperduto in un dedalo di gole intricate, serpeggianti qua e là senza che si distingua un ben definito sistema di spartiacque. (…) il sentiero si snoda entroe fuori valli e burroni, si arrampica sulle alture punteggiate di felci e cisti riarsi dal sole, ridiscende in radune rugiadose orlate di precipizi e sormontate da felceti scoscesi, attraversa torrenti di una limpidezza cristallina, serpeggia di nuovo sotto i pini inerpicandosi in zig zag interminabili solo per svanire ancora una volta nella penombra di abissi più profondi, fiancheggia un ruscello dai bordi precari, finchè qualche nuovo ostacolo blocca la via – e così per lunghe, lunghe ore».

Norman Douglas
«Mentre proseguivamo salendo il torrente ( la fiumara Buonamico – ndr Calabria sublime di Francesco Bevilacqua) le rocce apparivano sempre più vicine; fin sopra l’alta rupe della gola; le torreggianti forme d’Aspromonte sembravano chiudere fuori il cielo, i lunghi solchi di montagne vestite di dense foreste. La nostra strada ora da questa parte, ora dall’altro lato del torrente, spesso al livello del fiume, tra i fioriti alberi di oleandri, dalla forma più grande che io abbia mai visto (…), spesso molto alti, fra i lussureggianti tronchi di leccio che pendevano dalle rocce. Il senso di mistero e di solitudine di queste scene, la profonda solitudine di queste montagne, sono tali che nè la penna nè la matita possono descrivere».

Edward Lear

Il Parco è un costante, continuo ed immaginifico ripetersi di boschi e panorami che spingono la vista fino al mare, di comunità vive che lasciano il passo a paesi abbandonati, di tradizioni che svelano un forte carattere identitario, di lingue e dialetti, di minoranze etniche. L’Aspromonte, per molto tempo narrato come distante, chiuso ed inaccessibile, oggi è un ricercato laboratorio all’aperto per il mondo scientifico, uno dei più importanti siti mondiali per la migrazione post-riproduttiva dei rapaci e dei grandi veleggiatori, meta per chi predilige sentieri nascosti che lasciano spazio ad uno spettacolo che è li da millenni, itinerari impervi con il fascino dell’avventura.