01
Ott

Parco della Lavanda, in Calabria un angolo di Provenza

“Un giorno poi, mentre cammina per boschi e prati con la madre, trova uno strano fiore profumato e colorato. Lo raccoglie e lo pianta nel suo giardino, bisognoso di essenze resistenti al freddo. Scopre che è una lavanda endemica del Pollino (i botanici interpellati la battezzeranno come Lavanda pyrenaica; Selene, invece, la chiamerà Lavanda loricanda, in onore al Pino loricato). Comincia a coltivarla e a distillare il prezioso olio essenziale che ha reso ricca la Provenza, nel sud della Francia.”

Sono queste le parole con le quali Francesco Bevilacqua, calabrese “cercatore di luoghi perduti”, descrive sinteticamente il Parco della Lavanda, una delle realtà che nello straordinario contesto ambientale e naturalistico del Parco Nazionale del Pollino, nel comune di Campotenese, contribuiscono a colorare la terra con questa piccola, preziosa, aromatica pianta. Quando si narra della Lavanda la mente corre veloce alle affascinanti terre della Provenza, è quello infatti il luogo d’elezione ma è una pianta apprezzata, conosciuta e diffusa anche in Italia con impieghi che riguardano i settori officinali, cosmetici, erboristici ed alimentari.

Originaria dell’Europa mediterranea la lavanda era un elemento fondamentale per i processi di mummificazione nella cultura egizia, i Greci invece ne apprezzavano il profumo ed i colori usandola per ornare le vergini date in sacrifico agli dei; i Romani invece ne ricavavano l’essenza a cui riferivano proprietà purificanti, antisettiche, antibatteriche, antireumatiche ed antinfiammatorie, con l’olio essenziale di lavanda curavano invece bruciature e punture di insetti. D’altro canto è lo stesso nome ad indicarne prioritariamente la funzione igienica, etimologicamente lavanda deriva proprio da “lavare”.

La sua diffusione in Europa pare sia dovuta a monaci pellegrini e prestissimo la pianta divenne simbolo e scambio tra gli innamorati. Nel corso dei secoli le sue proprietà furono ritenute quasi “salvifiche” al punto da impiegarla nel difficile e disperato contrasto alla peste. Ma la lavanda ha avuto anche un forte carico simbolico, a Roma il 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, durante la notte i cittadini sventolavano spighe di lavanda per scacciare via streghe, demoni e disgrazie.
Agli erboristi si deve invece l’estrazione del distillato di lavanda, profumato e con evidenti effetti benefici. Fu impiegata in medicina per trattare alcune patologie ed in ambito alimentare come aroma per il cibo, il tè e le insalate. E’ una pianta sempreverde, di piccole dimensioni, al Sud cresce spontaneamente, favorita com’è dalle condizioni pedo-climatiche, ed in alcuni contesti territoriali, come il Pollino, da vita a scenari e paesaggi suggestivi ed emozionanti. Attualmente sono molteplici gli impieghi della lavanda, dai fiori essiccati usati per profumare ambienti ed armadi, all’olio essenziale utilizzato per produrre saponi e  profumi.