28
Ago

Il papavero, il fiore della “passione infernale”

Sebbene agli agricoltori piaccia poco, e per ovvie ragioni, uno degli spettacoli più suggestivi della natura all’inizio del periodo estivo sono proprio i campi di grano nei quali, in contrasto, emerge in tutto il suo fascino una distesa di coloratissimi papaveri. Da chi coltiva la terra il papavero è considerato come una fastidiosa erba infestante ma questa pianta spontanea ed il suo fiore hanno delle qualità e sono ricche di leggende e miti. Iniziamo, come è nostra consuetudine, dal mito e non potrebbe essere diversamente in quella che fu la Magna Grecia. Proserpina,  figlia di Giove e della dea della Terra, mentre raccoglieva fiori fu rapita da Plutone, dio degli inferi.La notizia fu accolta con rabbia da Demetra, madre  di Proserpina, disperata al pensiero che la figlia fosse destinata ad un’esistenza negli inferi. Ma la reazione di Demetra fu decisa al punto da non occuparsi più della Terra e fu cosi che Giove cedette e convinse Plutone a lasciar tornare Proserpina per almeno sei mesi all’anno. Il mito racconta che quando la regina torna sulla terra i papaveri sbocciano e ricordano alla dea la passione di Plutone che l’attende negli inferi. E’ un mito, non c’è che dire, suggestivo e coinvolgente.

Ma i papaveri sono legati anche ad espressioni verbali che affondano le radici nella storia. Chi non ha mai sentito, ad esempio, l’espressione “è un alto papavero”? Si tratta di un modo di dire la cui genesi è rintracciabile nell’antica Roma e forse in molti di voi ricorderanno la metafora avendola dovuta tradurre in una delle versioni tradizionalmente assegnate agli studenti. Il racconto è di Livio ed il titolo della versione è: “Tarquinio il Superbo e gli alti papaveri”; dovendo il Re di Roma rispondere al figlio che con l’inganno si era infiltrato nell’esercito di una città avversaria scrive Livio: ” il re non rispose nulla a voce ma, come assorto, passò nel giardino della casa, seguendolo il messaggero del figlio, lì , passeggiando in silenzio taglio col pastone le teste più alte dei papaveri (…) Sesto comprese che cosa aveva in animo il padre. Allora uccise alcuni tra i più insigni della città accusandoli davanti al popolo, e ne mandò altri in esilio.” Alti papaveri, da allora, sono i personaggi in vista, soggetti con incarichi di responsabilità. Il papavero, nell’immaginario collettivo, è anche associato alla pigrizia o a persone noiose, soporifere.

Il Calabria questa pianta è diffusissima ed è chiamata con diversi nomi: paparina, papogna, papagna, papavuro. Il suo impiego tradizionale è come sedativo o antiasmatico ma è anche commestibile. I petali si utilizzano per la preparazione di infusi con funzione antiasmatica, i germogli più giovani – lessati con altre verdure spontanee – vengono invece impiegati per preparare minestre e zuppe. Il frutto, infine, usato con attenzione da vita ad un infuso ad effetto sedativo molto forte.