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Feb

Panettieri, il Brigante che difende la giustizia

Panettieri, già al primo sguardo, sorprende per il suo aspetto di autentico paesino montano che rivela per intero il fascino di una natura selvaggia ed incontaminata: siamo in provincia di Cosenza e questo piccolo borgo ha origini legate alla monumentale e diruta Abbazia di Corazzo che sorge poco distante e risale al 1100.
Il borgo, con poco più di 300 abitanti, deve il suo nome all’arte del Pane e tra i suoi vicoli e nei boschi nacque e si consolidò la leggenda dell’inafferrabile e leggendario brigante Giosafatte Talarico.

“Il melodramma italiano ci ha mostrato così spesso i briganti, e tanta gente ne ha parlato, senza conoscerli, che noi abbiamo intorno ad essi le idee più false.
Si può dire, in generale, che i briganti costituirono l’opposizione contro gli atroci governi che in Italia succedettero alle repubbliche del Medioevo”.
Stendhal

Le gesta del brigante, la vicinanza ai bisognosi, la forza nell’opporsi ai potenti tengono ancora viva la sua memoria, in tanti narrano con orgoglio le gesta di un uomo che per Panettieri è divenuto tradizione.
Giosafatte Talarico, diventa un brigante per amore di giustizia dopo aver ucciso il giovane ricco e prepotente, Don Luigino Speradei, che aveva abusato della sorella Carmela.
Giosafatte, dopo l’omicidio davanti alla Chiesa di San Carlo, scappa verso i boschi dove si rifugia in una grotta, qui conosce l’amico della vita, il brigante Felice Cimicata di Taverna.
Giovane colto, con un passato da seminarista diventa ardente e inafferrabile come Robin Hood, fa irruzione nella case di nobili indifferenti e religiosi corrotti, rubando cibo e denaro a solo beneficio dei poveri.
Giosafatte Talarico segue, insomma, il vento della rivolta divenendo in poco tempo un eroe popolare come i tanti che nella Storia combattono «i Baroni e la loro presunzione e i vescovi e le loro tresche e i Re inetti e stolti» nella protesta esplosa nel meridione d’Italia.
La particolarità di questo brigante risiede nel fatto che d’inverno si rifugia sotto gli occhi di tutti, e a Cosenza ed è solito frequentare il teatro Rendano.
Inafferrabile, nel settembre 1845 riceve la proposta della “grazia”, Giosafatte accetta a patto di non firmare la supplica al Re.
Nel febbraio del 1848 fu trasferito ad Ischia.
Nel 1860 emissari del re propongono a Giosafatte di organizzarsi con altri briganti calabresi ed uccidere Giuseppe Garibaldi.
Giosafatte parte per Palermo ma dopo aver visto l’affetto che circonda Garibaldi non da seguito all’agguato ed anzi comunica a Garibaldi l’esistenza del complotto per ucciderlo.
Questo intrepido e mai catturato brigante muore ad Ischia il 24 ottobre del 1886.
Brigante solitario, vendicatore e benefattore, fuorilegge ma con un altissimo senso di giustizia Giosafatte è oggi celebrato a Panettieri con un Museo che racconta l’epopea di eroe ribelle.