05
Set

Ombelico di Venere, le foglie sensuali e le antiche tessitrici

Della dea Venere in relazione a piante e frutti ci eravamo già occupati con riferimento ad un frutto la cui nascita è dovuta, nel mito e nella leggenda, allo struggimento provato dalla dea Venere di fronte alla morte di Adone, le lacrime versate dalla dea furono cosi copiose ed intense che giunte a terra “si trasformarono in cuori rossi, la forma, appunto, delle fragole”. A Venere richiama un’altra pianta erbacea, succulenta, spontanea, officinale, commestibile ed appartenente alla famiglia delle Crassulaceae. Il nome botanico è Umbilicus rupestris, quello comune invece “Ombelico di Venere”; originaria dell’Europa occidentale è diffusa nelle zone con clima temperato ed in Calabria la si trova su pareti, crepe dei muri, le fessure umide delle rocce, terreni ghiaiosi.

Umbilicus rupestris

E’ piccola, generalmente non supera i 50 cm di altezza, ma sensuale nel nome e nell’aspetto, la sua definizione è infatti legata alla forma delle foglie che presentano una depressione nel centro che  dà proprio l’idea di un ombelico cosi perfetto da essere immaginato come identico a quello di una dea, per giunta della bellezza. Questa pianta resiste allo stato dormiente in inverno e quando in primavera si risveglia produce un fusto ricoperto da foglie carnose. E’ usata come medicamento contro i calli ma anche come vera e propria matita.

La sua foglia, spezzata a meta, veniva infatti usata per segnare a misura dei tessuti fatti al telaio; l’impiego era dovuto ad un particolare proprietà, la foglia lacerata segnava il tessuto ma la riga spariva come per incanto quando il tessuto veniva lavato. Nel dialetto calabrese questa pianta è anche indicata con altri nomi, “cuculinu” o “erva du signuri”.