03
Lug

Olio, oro verde della Calabria

Generosa per i frutti, imperiosa per la resistenza, affascinante per la sua storia, è la pianta dell’olivo, longeva e quasi immortale. E’ bella nella misura in cui disegna le colline, ne scolpisce il profilo e regala colori non accesi ma eterni. Attorno ad essa si sprecano leggende ed i miti resistono da sempre. Nell’Edipo a Colono, tragedia scritta da Sofocle, ne leggiamo una delle descrizioni forse più riuscite: “…albero non piantato da mano d’uomo, che da sé ricresce, terrore delle lance nemiche, che in questa terra soprattutto germoglia: il glauco ulivo, che nutre i nostri figli.”

Non piantato da mano d’uomo dice Sofocle ed il riferimento ci trascina verso il mito; a sfidarsi per offrire il dono più bello al popolo furono Atena e Poseidone, a giudicare fu Zeus. Poseidone colpì con il suo tridente il suolo, ne uscì un cavallo possente, il più veloce, quello in grado di vincere ogni battaglia. Atena invece colpì una roccia con la lancia e ne venne fuori un albero di ulivo, aspetto imperioso e proprietà eccezionali, nutriva e curava, donando pace. Il giudizio di Zeus premiò Atena: “«Questa pianta proteggerà una nuova città che sarà chiamata Atene da te, figlia mia. Tu donasti agli uomini l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace». Il mito continua, uno dei figli di Poseidone cerca di sradicare l’albero, si ferisce e muore, gi ateniesi decidono così di far presidiare dai soldati quella pianta sacra ed in quel luogo erigono l’Acropoli. Nella cultura Egizia l’ulivo è il dono della Dea Iside. Nel “De Rustica” lo scrittore Columella definì l’olivo ” prima omnium arborum est”, il primo tra tutti gli alberi, e furono proprio i Romani a promuoverne la massima diffusione nel bacino del Mediterraneo dove già, peraltro, era presente ed intorno al 100 a.C. produzione e commercio di olio erano diffuse a tal punto che apparvero i primi studi sull’olivicoltura e le corporazioni di produttori. La storia produttiva ed ambientale è lunga e limitiamoci dunque solo ai significati. Dell’olivo è forte, infatti, il simbolismo, permea le culture ed attraversa fedi e credenze.

Partiamo dalla Bibbia, nel primo Libro della Genesi: ” Noè rilasciò la colomba, per vedere se le acque fossero scemate sulla superficie del suolo (…) Attese ancora altri sette giorni e di nuovo rilasciò la colomba fuori dell’arca, e la colomba tornò a lui sul far della sera; ed ecco, essa aveva una foglia di ulivo, che aveva strappata con il suo becco; così Noè comprese che le acque erano scemate sopra la terra”. Il ritorno della vita sulla terra è affidato simbolicamente alle foglie dell’ulivo. Rami d’ulivo sono quelli agitati dalla folla in festa mentre Gesù entra, trionfalmente, a Gerusalemme.

E come non ricordare il Monte degli Ulivi, da dove Gesù – secondo la narrazione di Luca (At. 1,9-12) – ascende al Cielo; ai piedi del Monte il Getsemani (parola aramaica che indica il frantoio), qui Gesù si ritira dopo l’Ultima Cena, soffre fino a sudare sangue e accetta il sacrificio che il Padre esige. Da sempre l’olio è, poi, elemento liturgico fondamentale; c’è il Crisma consacrato dal Vescovo durante la Messa del Giovedi Santo, è un olio arricchito di balsamo e destinato all’amministrazione dei tre Sacramenti che imprimono il carattere, e poi l’olio dei catecumeni e quello degli infermi.
“Unto” dal Signore è invece l’espressione collegata all’olio e che sta ad indicare la persona a cui viene conferita una particolare responsabilità, sacerdote, Vescovo o Re. In tempi decisamente più recenti e con una prospettiva assolutamente laica, l’ulivo è elemento figurativo scelto dai popoli e dagli Stati che si lasciano alle spalle la tragica esperienza della seconda guerra mondiale, nel 1946 diventa infatti parte del simbolo delle Nazioni Unite. Innumerevoli sono poi le creazioni artistiche e letterarie nelle quali la pianta e l’olio figurano come significati decisivi della narrazione, ne citiamo solo due.

Dante scrive nel trentesimo Canto del Purgatorio di Beatrice che appare all’improvviso:
“così in una nuvola di fiori
che saliva dalle mani degli angeli
e ricadeva in terra ed in ogni dove,
posta su un candido velo coronata d’ulivo
mi apparve una donna, coperta da un manto
verde con un vestito di color rosso vivo”.

Simbologia, fede, cultura e vita concreta, sono questi i parametri attraverso i quali “leggere” e comprendere la presenza dell’ulivo in una regione come la nostra che è, lo ricordiamo, la seconda produttrice di olio a livello nazionale. Qui il territorio è di fatto monopolizzato da questa resistente ed imperiosa pianta al punto da divenirne elemento costitutivo di un inimitabile paesaggio; una risorsa produttiva che potrebbe essere, allo stesso tempo e come abbiamo visto, elemento dominante di una narrazione positiva della regione.

Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda