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Mar

Olio, per l’Italia e il Sud necessaria una nuova strategia di sviluppo

Olio Sud Calabria

Se il vino gode da tempo di una forte considerazione e numeri in straordinaria crescita, per l’olio, altra grande risorsa dell’agroalimentare italiano e meridionale in particolare, la situazione è completamente diversa.

Ad una qualità straordinaria e ad una quantità che è, tutto sommato, considerevole non viene associata – ed è bene sottolinearlo – una precisa strategia nazionale di consolidamento e sviluppo del settore.

E mentre l’Italia olivicola arranca ed è alle prese con numerosi problemi di filiera, nel resto del mondo la produzione di olio viene razionalizzata e rafforzata. E’ il caso, ad esempio, della Tunisia Paese che attualmente è il secondo produttore mondiale di olio d’oliva dopo la Spagna.

In Italia – ed in assenza di politiche di sostegno e sviluppo – sempre più uliveti vengono abbandonati al loro destino, in Tunisia invece solo nel 2017 sono stati piantati 4 milioni di nuovi alberi.
Il programma tunisino prevede complessivamente 10 milioni di nuovi alberi in tre anni. Una scelta che premia anche gli investimenti esteri aumentati nel 2017 del 12,8%, lo scorso anno dunque sono stati investiti per la produzione di olio in Tunisia risorse per più di 700 milioni di euro.

Facile immaginare che nei prossimi anni proprio questo Paese del Nor Africa sarà, per l’Italia olivicola, il concorrente più agguerrito e potenzialmente dannoso.

Perché la nostra qualità è senz’altro una forza ma senza una quantità organizzata e remunerativa il settore rischia grosso.