09
Apr

I numeri: tradizione e simboli

I numeri, per ciascuno di noi, rimandano subito ad un concetto di quantità, eppure nel corso della storia dell’umanità (e nelle religioni) i numeri hanno sempre avuto ed hanno un profondissimo e resistente valore simbolico.
E forse il miglior modo per esprimere questo concetto è rappresentato dalle parole scritte a mano su un cartello nello studio di Albert Einstein all’università di Princeton.

“Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato”.

Ma veniamo al tema ed alla tradizione simbolica di cui ci occupiamo e cioè l’infinita sequenza di numeri che costella le pagine dei testi sacri.
Partiamo dal Libro della Genesi, Dio crea e lo fa in 7 giorni, un numero che torna tantissime volte e che rappresenta simbolicamente la pienezza, la perfezione.
E valgono, ovviamente, anche i multipli, chi non ricorda Gesù che invita a perdonare ed a farlo non 7 volte ma 70 volte 7. Settanta sono gli anziani indicati da Mosè, 70 gli anni dell’esilio a babilonia.
Più recentemente, 7 i vizi capitali, 7 i Sacramenti. Altro numero denso di simbologia che rimanda alla perfezione è il 3; il riferimento è alla Trinità, con Dio Uno e Trino, tre le croci sul Golgota, tre i giorni in cui Gesù rimane nel sepolcro prima di risorgere e più recentemente tre le virtù teologali, tre gli olii sacri.
Ma ci sono anche i numeri pari, il 4 ed i suoi multipli; 40 sono i giorni in cui Gesù è tentato e prim’ancora 40 sono gli anni degli Ebrei che migrano nel deserto; il diluvio universale durò 40 giorni e Noè dovette attendere poi altri 40 giorni prima di sbarcare dall’arca. Quaranta sono i giorni di quaresima che precedono la Pasqua e 40 i giorni trascorsi i quali Gesù si mostrò ai discepoli dopo la resurrezione.
Il 10 ci rimanda subito ai Comandamenti affidati da Dio a Mosè ma sono anche 10 gli antenati che separano Adamo da Noè.
Il 12 è poi il numero che indica una scelta, 12 le tribù di Israele, 12 gli Apostoli, la Gerusalemme celeste ha dodici porte. E va da sè che si tratta spesso di una simbologia “trasversale”.
Gli Dei sul monte Olimpo sono, ad esempio, dodici, cosi come sono dodici le fatiche affrontate da Ercole. E che dire poi di Re Artù, della sua tavola rotonda e dei suoi, guarda caso, dodici cavalieri.