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Nocera, tra inciuci e accordi trasversali. Il sindaco Fernanda Gigliotti: “È un paese a cui hanno tolto l’anima e rubato il futuro”

cade Gigliotti Nocera

Un passivo di oltre 40 milioni di euro e una maggioranza politica che scricchiola sotto i colpi di accordi trasversali tra la minoranza e una parte della maggioranza: la situazione a Nocera Terinese, centro in provincia di Catanzaro, si fa sempre più critica.

E se le questioni finanziarie sono ben note da tempo, è dal piano politico che arrivano le novità più importanti.  E così il “cambiamento” chiesto e sognato dal sindaco Fernanda Gigliotti, rischia di naufragare a poco più di due anni dalla sua elezione. Il primo cittadino punta il dito contro chi, a scapito della comunità e di Nocera, ha anteposto i propri interessi:

“Ovviamente cambiare costa fatica, soprattutto nella mente degli amministratori. E non è facile dover dire tanti no, che non ci sono fondi, che tante cose non si possono fare, e non è facile spiegare perché si devono aumentare le tasse. Ed è inevitabile che ci sia chi vuole fermare questi percorsi che non sono di cambiamento soltanto culturale, ma anche necessario.”

E guai a parlare di strategie: il primo cittadino di Nocera, infatti, ha chiesto a gran voce di liberare il suo comune da giochi di potere e inciuci politici: “A Nocera hanno tolto l’anima, è un paese al quale hanno rubato il futuro, Nocera è morta di strategie.”  

“Adesso – sostiene ancora Fernanda – Nocera ha bisogno solo di essere amata e governata, e parlo del bene comune, del territorio e del rapporto con i cittadini. È un rapporto di una conflittualità estrema, che non è utile alla sua crescita ma è solo funzionale al mantenimento di certe situazioni di potere.”

Nocera, di fatto, è un caso emblematico: si tratta di un comune di poco più di 4.700 abitanti, ma che si ritrova con quasi 22 milioni di euro di debito fuori bilancio, 7 milioni di euro di contenzioso e 15 milioni di euro di debito già contratto con la Cassa depositi e prestiti e con il Governo Renzi (Dl 35 “salva imprese”), cui si aggiunge la mancanza di una rete idrica che funzioni a dovere, un depuratore che ha ripreso a funzionare solo da qualche mese, un Ente senza una contabilità armonizzata e un patrimonio comunale da ricostruire e da rimettere a norma. Ufficialmente, infatti, gran parte dei beni del Comune – è paradossale – non sarebbero di proprietà dell’Ente: in alcuni casi non sarebbero stati completati gli espropri, in altri non sarebbero stati accatastati gli immobili.

“La politica deve assumersi le proprie responsabilità e tutti insieme dobbiamo alzarci le maniche, andare avanti e lavorare.”

“L’amministrazione pubblica – conclude il sindaco – non può basarsi solo sulla buona volontà dei singoli, bisogna che si rispettino delle regole e che ci sia, ci mancherebbe altro, anche lo spazio per sognare.”

Giorgio Curcio

g.curcio@newsandcom.it