02
Feb

‘Ndrangheta in Emilia, lettera dal carcere al sindaco di Reggio Emilia

espulso detenuto

“Lei è fortunato sindaco, non sa quanto!” Dal carcere arriva alla redazione del “Carlino” una lettera indirizzata al primo cittadino di Reggio Emilia, Luca Vecchi. A scriverla,  Pasquale Brescia, 48 anni, detenuto a Bologna, con l’accusa di associazione mafiosa. Un anno fa è finito nel blitz dell’operazione “Aemilia”, che ha sgominato la cosca di ’ndrangheta “Grande Aracri” di Cutro, attiva e in tutta l’Emilia.

Una missiva che ha destato forte allarme, con il sindaco che l’ha interpretata come una minaccia, annunciando querela. La lettera è già stata sequestrata dai carabinieri e non si escludono provvedimenti di tutela per Vecchi. Brescia ha scritto dopo aver saputo dell’acquisto di una casa, comperata dalla moglie di Vecchi, da un altro arrestato nell’operazione antindrangheta. Secondo Brescia, il sindaco non avrebbe nessuna responsabilità per quanto riguarda l’acquisto della casa ma il detenuto lo accusa di aver iniziato a difendere i cutresi solo dopo lo scandalo che ha coinvolto la moglie, originaria del Crotonese.

Secondo Brescia, i cutresi sono additati di mafiosità solo per la loro origine geografica, eccezion fatta proprio per la moglie del sindaco alla quale – secondo il detenuto – sarebbe stato riservato un trattamento differente, considerato il ruolo che ricopre nell’amministrazione pubblica nonostante nella sua famiglia ci siano, secondo Brescia, elementi ritenuti controindicati. Parole forti, che hanno scosso il municipio emiliano. Vecchi respinge al mittente la richiesta di dimissioni e annuncia di voler mantenere l’impegno assunto con i suoi elettori.