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Apr

‘Ndrangheta, colpo al clan Pesce di Rosarno: fermati i fiancheggiatori del boss Marcello (VIDEO E INTERCETTAZIONI)

Una vasta operazione condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria e coordinata dal procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho, ha portato al fermo di 11 persone. (GUARDA IL VIDEO)

In manette i fiancheggiatori del latitante e boss Marcello Pesce, fermato lo scorso dicembre e a capo di un’organizzazione capillare, composta da fiancheggiatori e una vasta potenza economica in grado controllare settori legali e illegali della finanza.

L’operazione “Recherche” ha permesso, dunque, di tracciare il perimetro della nuova società di Rosarno, rigenerata dopo gli arresti e le condanne degli scorsi anni sotto la guida del boss e stratega, Marcello Pesce.

Un soggetto dal profilo atipico: colto, raffinato, amante della bella vita, per lungo tempo impegnato in trasferte internazionali e salotti mondani, Pesce è – secondo gli investigatori – uno stratega dai modi garbati e dalle letture erudite e che gli ha consentito di gestire rapporti riservati con la politica, la massoneria e i settori deviati delle forze dell’ordine.

Seguendo le direttive del boss Marcello, il clan di Rosarno stava ricominciando dunque a costruire il suo impero, a partire da una rete di società attive nel trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli. (GUARDA E ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI)

Un settore gestito in regime di monopolio dai Pesce grazie ai soliti metodi di eliminazione della concorrenza tramite violenza, minacce e intimidazioni, senza tralasciare – ovviamente – il ricco business del traffico e spaccio di stupefacenti.

Particolarmente attivo poi il figlio del boss, Rocco Pesce, fermato questa mattina all’alba dagli investigatori. Componente del primo livello della filiera di comunicazione con il latitante, il giovane Pesce, seguendo le direttive del padre, si occupava del controllo e del coordinamento delle attività delittuose, teneva i rapporti con gli altri affiliati e con gli esponenti di vertice di altre cosche, gestiva alcune aziende agricole e un centro scommesse intestati a prestanome e un fiorente traffico di sostanze stupefacenti.