05
Ago

I Mostaccioli di Soriano Calabro

I mostaccioli di Soriano Calabro, dolci rituali tipici della tradizione gastronomica calabrese,  esprimono nelle proprie forme, aspetti magico-religiosi, rituali, propiziatori e anche estetici affascinanti e da scoprire.

Soriano Calabro
E’ una cittadina Calabrese in provincia di Vibo Valentia. Numerosi storici fanno risalire le sue origini alla fondazione del Convento Domenicano, avvenuta nel 1510, e la leggenda fa risalire la produzione dei mostaccioli ai Frati Domenicani. C’è da dire che il Convento fu distrutto dal terremoto del 1659 e di seguito ricostruito dal Frate Bonaventura Presti, architetto, ingegnere e falegname di origini Bolognesi. In breve tempo divenne uno dei più ricchi Conventi Domenicani d’Europa, famoso Santuario e meta di pellegrini provenienti da tutta l’Italia meridionale.

Nel 1783 un altro terremoto, però, colpisce il Convento di Soriano Calabro, distruggendolo, per lasciare le maestose rovine che ancora oggi attraggono turisti e curiosi. Fu uno dei terremoti più forti della storia sismologica italiana, terremoto con cinque forti scosse, la più forte con un’intensità pari all’undicesimo grado della scala Mercalli, di cui una di magnitudo 6.7 con epicentro esattamente a Soriano Calabro.

La leggenda dei Mostaccioli di Soriano Calabro
Per ritornare ai Mostaccioli, si ritiene che l’arte dolciaria sia stata trasmessa dai Monaci Certosini di Serra San Bruno ai Frati Domenicani di Soriano Calabro. Così, un’antica leggenda, tra l’altro qui particolarmente diffusa, racconta di un Monaco di Serra San Bruno che, segretamente, avrebbe portato la ricetta dei Mostaccioli dalla Certosa al Convento di Soriano Calabro, trasmettendola ai Frati Domenicani.

                                                                                           Mostacciolo a forma di gallo

Benché si ritenga che questo dolce abbia origini remote, pare che i Monaci Domenicani abbiano trasmesso alle genti del luogo l’arte pasticciera, quindi anche la ricetta dei mostaccioli. Che, come vedremo, acquisirono aspetti magico-religiosi, rituali, propiziatori e anche estetici, per diventare esclusive opere d’arte da mangiare e scambiare o donare in specifici momenti rituali.

I Mostaccioli di Soriano Calabro
La tradizione locale vuole che in origine la ricetta fosse segretissima, e tramandata esclusivamente per via orale. Erano i maestri mastazzolari, gli artigiani pasticceri di Soriano Calabro, che tramandavano la ricetta a base di farina, miele e mosto di vino, e l’arte di modellarli a mano per creare forme antropomorfe, zoomorfe, ittiomorfe e fantastiche come il gallo, il caprone, il pesce, il cavallo, l’uomo, la donna, il paniere, il cuore, la “S” rovesciata, a forma di palma o di goccia, così come le decorazioni a intaglio e l’aggiunta di piccoli pezzi di carta stagnola di diverso colore.

E’ giusto premettere che i mostaccioli sono dolci diffusi in tutta l’Italia Meridionale, naturalmente con diverse varianti e ricette che differiscono da luogo in luogo. Pare, comunque, che la ricetta tradizionale dei Mostaccioli di Soriano Calabro fosse molto semplice, e con ingredienti naturali come il miele, la farina e il mosto cotto. Esattamente come rilevato dal glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, e annotato nel Nuovo Dizionario dialettale della Calabria come: “specie di dolci di farina impastata con miele e mosto cotto”.

“I Mostaccioli sono dolci caserecci fatti con farina, miele, mosto cotto, conditi di droghe, in forma romboidale a pupattoli, panieri e simili. Il nome deriva dal latino mustaceus ovvero mustaceum, da mustacea. Era un’antica focaccia per nozze, preparata mescolando farina, mosto cotto, condita con grasso, cacio, anice e cotta sopra foglie di lauro”. (Giovan Battista Marzano, nel Dizionario etimologico del 1928)

 Mostacciolo ‘S’ rovesciata

Aspetti magico-religiosi e usi rituali
Questi particolarissimi dolci, o meglio biscotti, non riconducono esclusivamente a un raffinato prodotto di pasticceria locale. A ben vedere, sono anche “oggetti” e “manufatti” di arte popolare, realizzati dal popolo e per il popolo, e celano potenti messaggi e testimonianze per la comprensione della concezione del mondo e della vita storicamente sedimentata nelle classi subalterne. Non è un caso che siano esposti, nei principali musei demologici calabresi come nel Museo Calabrese di Etnografia e Folklore “Raffaele Corso” di Palmi, o nella sezione Folklorica “Raffaele Lombardi Satriani” del Museo Civico di Rende. E allora, il cuore simboleggia l’amore, spesso regalato durante fidanzamenti, matrimoni e altre ricorrenze amorose, quasi come pegno o promessa. Il cavallo, il pesce, la capra e il gallo simboleggiano, invece, il forte legame dell’uomo con il cosmo. In effetti, è giusto accennare che l’uso di dare alla pasta sembianze antropomorfe o zoomorfe risale a epoche remote, e anche mitiche. Ercole, per esempio, usò figure di cera e di legno da sostituire alle vittime umane destinate a Plutone e a Saturno. Il pane a forma di animali offerto agli Dei, invece, evitava di sacrificare le bestie e poteva, di seguito, essere consumato ritualmente. Così, Enzo Gatti, avvocato modenese, cultore di storia antica e autore di rilevanti saggi, ricorda che i Mostaccioli a forma di “S” rovesciata ricordano un simbolo arcaico che rappresenta il serpente a due teste, simbolo di fortuna. I Mostaccioli a forma di palma o di goccia, invece, sarebbero la stilizzazione dell’organo genitale femminile, così come alcuni tipi di pesce di quello maschile. In epoca magnogreca, forme di pasta simili ai Mostaccioli erano offerte nel tempio di Hera Lacinia di Capo Colonna, per intenderci uno dei santuari più importanti della Magna Graecia dall’età arcaica fino al IV secolo a.C., offerti insieme alla figura della dea raffigurata con il peplo e una mela in mano.

A Gerocarne, comune che dista circa 3 Km da Soriano Calabro, durante il rito in onore di San Rocco i fedeli usavano acquistare Mostaccioli presso le bancarelle per poi porli in casse di legno presso la Chiesa del Santo. Infine i fedeli riacquistavano all’asta i mostaccioli per consumarli. Pratica diffusa ancora oggi in altri paesi calabresi con biscotti antropomorfi realizzati dai fedeli nelle proprie case. E ancora, Martino Michele Battaglia, docente universitario, ricorda come i mostaccioli di Soriano Calabro siano usati dai fedeli, anche, come ex-voto anatomorfi in numerosi Santuari calabresi e in tutto il Mezzogiorno, come braccia, seni, gambe, cuori, piedi, mani e così via. Spesso eseguiti anche su commissione.

I Mostaccioli di Soriano Calabro oggi
Succede allora che la realtà, a volte, superi la nostra fantasia, e questo perché quello che è, spesso, consegue da una realtà prima ancora immaginata. Forse. In ogni modo, i mostaccioli di Soriano Calabro sono dolci tipici della tradizione locale prima e calabrese poi. Infatti, in origine, e secondo la leggenda, a partire dal 1500, i mostaccioli erano prodotti e consumanti in paese, per essere qui conosciuti dai pellegrini che raggiungevano il Santuario di Soriano Calabro da tutta l’Italia meridionale.

Niente di strano se qualche fedele, nel suo rientro, abbia riportato anche la ricetta dei mostaccioli di Soriano Calabro apportando, magari, le dovute modifiche con le varianti che oggi conosciamo. Nei secoli, e fino ai giorni nostri, questi Mostaccioli sono venduti e consumati in occasione di fiere, feste patronali, mercati rionali, durante il periodo di Natale e Pasqua, facendo anche il giro dei paesi limitrofi. Ma prima ancora, quello che più affascina di questi esclusivi e particolarissimi dolci, sono gli aspetti in-visibili. Quelli magico-religiosi, rituali, propiziatori, estetici.

di Sergio Straface – blogger