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Lug

Monaci in fuga, lo spirito basiliano nella Calabria bizantina (PRIMA PARTE)

Il viaggio che stiamo per intraprendere è uno dei più interessanti per la nostra regione, le orme di questo percorso raccontano di minoranze, di persecuzioni e fughe, di una fede unica ma di devozioni e riti diversi. Ma lo è soprattutto perché ci fa capire come una terra tutto sommato piccola sia capace di custodire e far leggere ancora oggi nei monumenti, nelle tradizioni e negli idiomi, gli scontri, gli incontri e le grandi mescolanze della Storia. Procediamo, ovviamente con l’obbligo della sintesi, per descrivere come il meridione d’Italia sia stato interessato dalla cosiddetta “bizantinizzazione”, fenomeno che salda l’antico profilo della Magna Grecia al monachesimo italogreco.

Partiamo però dall’inizio; il contesto generale è quello dell’Impero Bizantino ed è qui che a partire dal VI secolo iniziano delle vere e proprie migrazioni religiose, con monaci che abbandonano i loro monasteri e cercano rifugio in luoghi più sicuri, uno di questi è proprio la terra che fu Magna Grecia, il meridione d’Italia. Alla fine del VI secolo altri monaci provenienti dai Balcani giungono in Italia, a spingerli fu l’invasione degli Avari, popolo di cavalcatori nomadi particolarmente temuto. Nel VII secolo un’altra migrazione fu provocata dalla penetrazione araba in Egitto e in Medio Oriente.

Ma è però nell’ottavo secolo che si registra la migrazione più imponente e di cui ancora oggi conserviamo straordinarie testimonianze; ma seguiamo con pazienza il filo della storia. Siamo nel 717 dopo Cristo ed in Oriente viene nominato Imperatore Leone III Isaurico, un fine stratega che riesce a sconfiggere gli Arabi che avevano attaccato Costantinopoli; nel 726 e nel 730 Leone III assume due Decreti che danno vita ad una profondissima crisi religiosa e sono all’origine di una parte importantissima della storia che stiamo raccontando. La crisi è nota con il nome di “lotta iconoclasta” (dal greco eikón, “immagine” e kláein, “rompere”); l’Imperatore ordinò la distruzione delle icone perché il loro culto era ritenuto eretico e perché grazie ad esse l’influenza dei monasteri sul popolo cresceva a vista d’occhio, un classico insomma e cioè un presupposto religioso per un fine materialmente politico. Sotto il profilo dottrinale la disputa fu affrontata nel secondo Concilio di Nicea che stabilì la netta differenza tra “venerazione” delle immagini, che era ammessa, e “adorazione” ritenuta inammissibile.

Con la lotta iconoclasta e le persecuzioni avviate dall’Imperatore bizantino molti monaci fuggono in Sicilia e Calabria scegliendo come propria dimora luoghi isolati, fondando eremi o adattandosi in grotte ed anfratti naturali, i monasteri in Calabria – regione greca per eccellenza – sono circa trecento. Da questo momento i fili della storia si intrecciano rendendo il racconto più complesso, fissiamo dunque un nuovo punto per la partenza di una seconda narrazione, siamo nel 1054 e la Chiesa unita si divide in Ortodossa e Cattolica. E’ lo  Scisma d’Oriente ed i protagonisti sono Papa Leone IX ed il patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario che si scomunicano a vicenda, la ragione risiede in posizioni che si rivelano inconciliabili, due su tutte. Intanto  la Chiesa bizantina, che riconosceva nell’Imperatore la massima autorità, non si piegava al primato del vescovo di Roma e poi dal punto di vista sostanziale e teologico la questione del “Filioque”.

Nella formulazione del Credo i cattolici sostenevano che lo Spirito Santo discendeva sia dal Padre sia dal Figlio, gli ortodossi che discendeva unicamente dal Padre. Lo scisma pone una questione religiosa ma soprattutto politica e territoriale, nel Meridione d’Italia e soprattutto in Calabria dove i monaci basiliani hanno un grande ascendente sul popolo e sulle comunità. Inizia cosi, dunque, la “latinizzazione” del rito religioso e ad avviarla furono nuovi conquistatori, i Normanni. Il monachesimo basiliano continua a segnare la regione ma procede lentamente, ci vorranno secoli, verso il suo declino; nella metà del XV secolo il cardinale Bessarione sui monaci greci d’Italia scrive: “La maggior parte di essi ignora la lingua greca quanto gli italiani, e non sa neppure leggere l’alfabeto di San Basilio. Altri, che hanno imparato a leggere il greco, non comprendono il senso di quanto leggono. Un numero piccolissimo di essi, un po’ più istruiti, lo capiscono appena”.
Siamo dunque a cavallo tra il XV e XVI secolo ed è in questo momento che prende vita la storia che ci porterà attraverso i secoli in due piccole località calabresi, San Demetrio Corone e Lungro.