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Set

Mata e Grifone. I Giganti di Calabria (FOTO)

I due giganti in cartapesta si cercano, si respingono e si ritrovano in una danza coinvolgente «Ballo dei Giganti» scandita dal suono dei «tamburinari» che s’annuncia da lontano. A sorreggerli dall’interno ci sono robusti “portatori” che – durante le feste religiose, per tutto il giorno – invadono le strade e le piazze del paese, per la gioia di grandi e piccini. Un finto cavallo, realizzato a metà busto (a rappresentare un centauro con due zampe) si pone tra Mata e Grifone nel tentativo di allontanarli, di contrastare il loro amore. Mata si lascia corteggiare dal guerriero saraceno Grifone e, secondo l’interpretazione del prof. Franz Riccobono, i due giganti e la danza simboleggiano: «la Chiesa Orientale e la Chiesa Romana come continuità di culto cristiano prima e dopo del periodo islamico. Mata, procedendo avanti, rappresenta il momento in cui la Chiesa Cattolica ha prevalso».

Mata

La leggenda. Una storia d’amore che risale all’epoca in cui i saraceni dominavano la Sicilia e si lega all’arrivo sull’isola di un giovane turco che s’innamora perdutamente di Ma(r)ta la giovane donna che lo sposa solo dopo la sua conversione alla religione cristiana. La storia racconta invece che Ruggero il Normanno organizza una spedizione dalla Calabria per liberare la Sicilia dai turchi e una volta sconfitti e allontanati – come espressione della libertà conquistata – gli isolani adottano Mata e Grifone. Succede così anche in terra calabra, a Palmi : «Radunato, il conte l’esercito di mille e settecento tra fanti, e cavalieri, a Palmi inviossi, e per Mare, poscia in Reggio; dove riposato quindici giorni, con ventisei Galee, e Brigantini, tragittossi in Messina».

Grifone

Mata e Grifone dunque vengono adottati «in molte città siciliane e da alcune della fascia costiera Tirrenica e Aspromontana della Calabria che, come Messina, avevano profondamente subito le devastazioni saracene e turche. Nel tempo scomparvero in alcuni centri, sopravvivendo ancora oggi a Tropea, Spilinga, Dasà, Zambrone, Brognaturo, Seminara e Palmi. I Giganti che vengono fatti ballare nelle strade e piazze di Palmi sono stati realizzati circa un secolo fa dall’artigiano Virgilio Francesco Cicala e eccezionalmente ammirati nel loro caratteristico “Ballo dei Giganti” anche a Foligno, Torino, Milano e Venezia, suscitando grande interesse ed ammirazione». (Francesco Lovecchio)

Il corteo dei Giganti viene preceduto dal Palio «una lunga e pesante pertica di legno sostenuta alla base da una sacca di pelle assicurata ai fianchi del portatore. L’asta termina in cima con un piccolo globo terrestre, sormontato da una piccola croce, ed in un drappo di seta color rosso-cremisi nei cui lati sono impressi lo stemma civico e il monogramma (M) della Madonna della Sacra Lettera, Patrona e Protettrice della città. Il Palio viene fatto girare dal possente portatore anche davanti alle chiese per invocare la protezione della Sacra Vergine sulla città e sul popolo. Il movimento rotatorio del Palio creato dall’abile portatore a pochi centimetri dal suolo, fa assumere al drappo di seta un movimento leggero ed ondulato simulando simbolicamente la carezza della mano della Madonna tanto che, anticamente, il drappo sfiorava le teste dei bambini posti genuflessi ed in cerchio».

Francesco Lovecchio

«I Giganti rappresentano i progenitori del popolo calabrese: un popolo forte, fiero, generoso ed orgoglioso delle sue tradizioni e della sua storia riccamente cosparsa di un glorioso passato sempre in lotta per la conquista della libertà».

Una copia originale dei Giganti