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Lug

Le pietre granitiche nella Vallata dello Stilaro

La prima cosa da fare è inquadrare il territorio, i comuni sono quelli di Bivongi, Pazzano, Stilo, Fabrizia, Mongiana, Guardavalle, qui nel tempo era esistente uno dei più importanti centri siderurgici e minerari del Meridione d’Italia tra fabbriche d’armi, ferriere, fonderie e cave. Intorno i monti Stella, Mammicomito, Petracca e Consolino, in mezzo un’epica vallata, quella dello Stilaro.

In un contesto di straordinaria bellezza, tra orazioni ortodosse e richiami bizantini, il sottosuolo fornisce materiali preziosissimi da sempre, non solo metalli ma anche pietre. La vallata dello Stilaro ha infatti particolari caratteristiche geo-morfologiche con mineralizzazioni che ne hanno indotto lo sfruttamento da sempre, le notizie storiche sono copiose, ne citiamo solo una, nel 1224 Federico II – figlio dell’imperatore Enrico VI e di Costanza d’Altavilla definito “stupor mundi”, confermava alla Certosa di Serra San Bruno ed ai monaci il diritto di utilizzare acqua, deviarne la direzione, posizionare mulini, ottenere sale e ferro.

D’altro canto San Bruno aveva ottenuto dal Normanno Conte Ruggero – nel 1094 – il libero uso dei corsi d’acqua, le aree minerali e di tutti i metalli ” et omnium metallorum”. A Stilo e nella vallata da sempre si trova ed è utilizzata la pietra “granitica dello Stilaro”, una pietra sorprendente impiegata non solo e non tanto per le costruzioni ma anche e soprattutto per restauri in molti centri storici calabresi ed interventi di riqualificazione che rispettino lo spirito bizantino. Questa pietra, ancora oggi utilizzata e lavorata, ha raggiunto nel corso dei secoli Serra San Bruno dove è stata sapientemente lavorata dagli scalpellini e di essa vi sono importanti testimonianze storiche ed archetettoniche.

A Stilo, ad esempio, è di questa pietra il piedistallo granitico su cui poggia la statua di uno dei cittadini più noti, il filosofo Tommaso Campanella, realizzato dallo scalpellino Drago.