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Lug

Le ombre della ‘ndrangheta su Antonio Caridi già nel 2011

Caridi

Considerato un elemento cardine nell’organizzazione “segreta” svelata dall’inchiesta Reggina “Mamma Santissima”, il senatore Antonio Caridi, per cui è stato chiesto l’arresto in attesa della convalida da parte del Senato, ha alle spalle un glorioso passato politico, ma anche ombre oscure che, di fatto, hanno minato nel corso degli ultimi anni, la sua immagine politica.

Risale, infatti, nel 2010, viene prima condannato a 6 mesi di reclusione in primo grado, poi completamente assolto in Appello per presunta omissione di atti d’ufficio. Secondo gli investigatori, infatti, Caridi non avrebbero vigilato sullo smaltimento del percolato nella discarica di Longhi Bovetto, situata in prossimità di una scuola elementare, condanna invece confermata per Giuseppe Scopelliti.

Un anno più tardi però, è l’ombra oscura della ‘ndrangheta a gettarsi su Caridi. Un’indagine svolta in Liguria dalla Dda di Genova sulle attività del boss Carmelo “Nino” Gullace, avrebbe inizialmente consentito di documentare – si legge – “l’alacre attività di sostegno svolta, nell’ultimo voto regionale, da esponenti della cosca, anche con palesi intimidazioni, a favore del candidato Antonio Stefano Caridi”, all’epoca assessore alle attività produttive della Giunta Scopelliti a Reggio Calabria.

Una relazione pubblicata poi sul quotidiano genovese “Il Secolo XIX” ma che, all’epoca, non porto all’emissione di alcun avviso di garanzia nei confronti di Caridi, costretto comunque a dimettersi dalla Commissione parlamentare antimafia.

Per il senatore reggino, ora, una nuova e pesante accusa: partecipazione all’associazione mafiosa unitaria e, soprattutto, di agire all’ombra della ‘ndrangheta d’élite, nel substrato che ha gestito per molti anni, secondo gli investigatori, la politica reggina.