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Giu

Le nocciole italiane: quella calabrese (bio) tra le migliori

E’ una delle più antiche piante coltivate dall’uomo, la prima datazione risale alla fine dell’ultima era glaciale (10.000 anni fa); il nocciolo è originario della Mesopotamia da cui giunse in Europa diffondendosi nell’area del mediterraneo e lungo i Balcani.

Per la civiltà contadina quello del nocciolo è sempre stato un albero magico, nel suo cespuglio si nascondevano le fate, un raccolto abbondante era segno di fertilità, è di nocciolo la verga usata dal rabdomante alla ricerca di fonti d’acqua.
Ed è poi un albero con “indicazioni” mediche, il simbolo del dio Esculapio (e dei farmacisti) è proprio un ramo di nocciolo con due serpenti attorcigliati.

Rinnovata hanno verga di avellano” è l’espressione usata da Gabriele D’annunzio per indicare il bastone da cui non si separavano i pastori impegnati nella transumanza.

Perchè “verga di avellano“? Il nome scientifico del nocciolo è infatti quello di Corylus avellana, deriva dal greco korys, e cioè elmo, riferendosi alla forma del guscio, nei fatti però la nocciola è una realtà tipicamente italiana. La specificazione “avellana” deriva infatti da Avella, città della Campania famosa fin dall’antichità come luogo d’elezione delle nocciole.

L’Italia vanta oggi molte varietà di nocciola, quelle a marchio Dop e Igp come la tonda gentile romana, la tonda di Giffoni o la famosa tonda gentile delle Langhe.
E poi ancora la tonda di Avellino, la Camponica, la mortarella, la Nocciola San Giovanni, la Riccia di Talanico.
Tra le varietà siciliane, la Nostrale, quella dei Nebrodi e la Nocciola di Polizzi.
Infine ovviamente c’è quella della nostra regione, la Tonda di Calabria, arrivata qui dalla Campania e con una capacità di adattamento e trasformazione che l’ha resa oggi tra le prime per qualità.