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Lamezia Terme, abuso d’ufficio e concussione: in manette i vertici della Sacal (VIDEO)

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Un terremoto giudiziario ha travolto i vertici della Sacal – società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme e provvisoriamente gli scali di Crotone e Reggio Calabria.

Questa mattina, i finanzieri del gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme e gli agenti della polizia di frontiera hanno effettuato 40 perquisizioni nei confronti di altrettante persone iscritte nel registro degli indagati.  (VIDEO)

Sono finiti agli arresti domiciliari il presidente Massimo Colosimo, il direttore generale Pierluigi Mancuso ed Ester Michienzi, responsabile dell’Ufficio legale di Sacal. Richieste di interdizione dai pubblici uffici per altre 12 persone.

I reati contestati, a vario titolo, vanno dalla corruzione al peculato, dal falso, all’abuso d’ufficio. Alcuni dirigenti Sacal avrebbero inserito i costi relativi a pranzi, viaggi e soggiorni di lusso nel bilancio della società a partecipazione pubblica. Ma non è finita quì. Sarebbero state affidate, infatti, consulenze fantasma per decine di migliaia di euro a soggetti in possesso di requisiti inferiori rispetto ad altri concorrenti illegittimamente esclusi. Tutto grazie al ricorso a falsi atti. (VEDI INTRVISTA PROCURATORE SALVATORE CURCIO)

Un sistema di malaffare nella gestione della spesa pubblica con il consenso ed il supporto di esponenti della politica locale. Al vaglio degli agenti anche l’irregolare gestione del progetto “Garanzia Giovani”, finanziato con fondi pubblici che prevedeva un tirocinio retribuito assegnato a soggetti meritevoli. Ma in Sacal, secondo quanto emerso, avrebbero trovato posto solo amici o persone vicine ad esponenti politici che avrebbero chiesto ed ottenuto la loro assunzione nonostante l’assenza dei necessari requisiti.

L’inchiesta su Sacal era partita nell’agosto 2015 quando gli uffici della società erano stati perquisiti dalla Guardia di finanza e dalla Polizia di Stato. All’epoca furono 14 gli indagati destinatari di altrettanti avvisi di garanzia per le ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e alla turbativa d’asta.

Finanzieri e poliziotti erano stati spediti dalla Procura della Repubblica di Lamezia negli uffici della Società dopo che erano state rinvenute micro videocamere e “cimici”. A scoprirle, alcuni tecnici che stavano controllando l’impianto di climatizzazione.  Da quel momento in poi, le visite degli investigatori agli uffici si erano moltiplicate. E si era allungato anche l’elenco degli indagati e quello delle attività nel mirino della Procura. Fino al blitz di questa mattina