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L’allarme di Tansi: “quasi la metà dei comuni calabresi non dispone di un piano di emergenza”

Tansi

Terremoti, alluvioni, frane, smottamenti. Emergenze con le quali la Calabria è costretta a convivere. Le cronache di ogni anno sono piene di eventi calamitosi che segnano il volto della Regione, in qualche caso sfigurano letteralmente l’ambiente ed il territorio di comunità locali. L’elenco, se ci limitassimo al solo 2015, sarebbe già lungo ed in una regione come la Calabria, dunque, la prevenzione non solo è imposta dalla legge ma risulta indispensabile. Non la pensano evidentemente cosi quei comuni, e sono il 46%, che nonostante la classificazione di rischio, le previsioni di legge ed i fondi disponibili non si sono dotati di un piano di emergenza. 190 comuni calabresi non dispongono di uno strumento – che di fronte ad una qualsiasi calamità – consente di salvare vite umane, di articolare risposte rapide, di organizzare la macchina dei soccorsi. Nell’elenco figurano centri medi e piccoli ma anche città per le quali l’assenza di un piano di emergenza è sorprendente: Crotone e Vibo Valentia , ma anche Lamezia Terme. E dire che le prime due portano ancora visibili i segni di eventi calamitosi di non poco conto.

“Bisogna pianificare l’emergenza – afferma il responsabile della Protezione Civile calabrese Carlo Tansi – questi numeri fanno riflettere, bisogna correre subito ai ripari. Molti comuni considerati “virtuosi” – continua Tansi – presentano piani di emergenza obsoleti e non aggiornati. I piani vanno divulgati alla popolazione, non ha nessun senso tenerli chiusi nei cassetti, i cittadini hanno il diritto di essere resi partecipi, devono avere tutte le informazioni necessarie per non farsi trovare impreparati in caso di calamità”.