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Ott

La via della seta in Calabria (VIDEO)

Di certo è un percorso affascinante, camminando a ritroso col pensiero e con le fonti possiamo scoprire le tracce di popoli e dominazioni, di culture e conquiste, di saccheggi lungo la costa e precipitosi ripari in collina. E’ un “tessuto” della storia, una fitta, fittissima trama di eventi e vite che ci restituiscono, ancora una volta, l’immagine coloratissima di un territorio e delle genti che lo hanno abitato nel lento scorrere dei secoli.

Siamo qui, sempre in Calabria, e come al solito in questo selvaggio e sorprendente territorio la grande Storia trova il tempo di mostrarsi, lasciando tracce e tradizioni.
Una di queste è l’arte della seta, esercizio di uomo e natura, d’ingegno e di arte, di fili e trame che portano dal baco a meravigliosi tessuti. La produzione della Seta è una grande conquista Bizantina ed il primo nome di questo racconto è quello di Giustiniano Il Grande, figura epica dell’Impero Romano d’Oriente, passato alla storia per innumerevoli gesta ed anche per l’ affermazione della sericoltura sul territorio dell’Impero.

La cultura bizantina è una costante nella storia calabrese, di essa troviamo tracce ovunque, nei paesi, nelle opere, nei monumenti, ovunque ci troviamo di fronte a qualcosa che rimanda al passato. Ed è sempre grazie ad una fonte bizantina che si hanno notizie certe sulla sericoltura in Calabria; si tratta del Brebion, un inventario dei beni appartenenti alla Chiesa Metropolita di Reggio con l’indicazione di terreni appartenenti ad altre Diocesi.

Dal Brebion è possibile desumere che in tutta la regione nell’XI secolo (siamo nel 1050 per la precisione) la presenza degli alberi di Gelso maturi e dunque conformi alla tassa imperiale era molto diffusa e redditizia. Secoli dopo si hanno notizie di un’attività diffusissima e con molti centri della regione nei quali l’arte della seta è una delle principali fonti di sostentamento; ce n’è traccia a Reggio Calabria, Villa S. Giovanni, nella valle del Crati, a Montalto, Bisignano, Altomonte, Castrovillari e Longobucco.
Ma la storia della seta in Calabria è intimamente legata a Catanzaro che fu, senza dubbio, il luogo dove tutto ciò divenne vera e propria arte al punto che nel 1519 – durante il regno di Carlo V e ben otto anni prima di Firenze – furono pubblicati gli Statuti dell’arte della seta di Catanzaro, una raccolta di norme tecniche ed amministrative che disciplinavano la produzione e regolavano i rapporti produttori, commercianti e manodopera. Perché l’Arte della seta si sia sviluppata principalmente, per non dire solo, a Catanzaro è ancora un mistero irrisolto e si confrontano diverse tesi.

“Fin dal tempo di Giustiniano (…) erasi in Costantinopoli l’uso di far la seta (…) prima per la comunicazione s’aveva con le genti Orientali sapevasi il modo di nutrir il Verme della Seta, le continue turbolenze della Calabria non havevano permesso la pianta degli Alberi necessari al nutrimento di quello: Hora godendo Catanzaro una perfettissima quiete diedesi alla coltura delle piante sudette, appellate Celsi, o come altri dicono Mori, e col beneficio dell’acque, che l’irrigavan, crebbero in breve con le foglie poi delle quali comincionsi a nutrir il Verme; indi da gusci del detto a cavar nell’acqua bollente la seta; con la pratica d’alcuni Orienteli nella Citta’ commoranti imparando molti la testura di quella, ne fecero drappi di varie sorti; onde in modo vi si stabili’ l’Arte”
(Memorie Historiche di Catanzaro, 1670)

A rileggere queste memorie la tesi è che l’arte della seta venne introdotta a Catanzaro introno al 1072 grazie alla sicurezza garantita dalla fortificata e sicura presenza di Roberto il Guiscardo.Quale che sia l’origine i dati certi ci indicano come il punto massimo nella produzione e lavorazione della seta fu raggiunto nel 1700, i documenti indicano in settemila setaioli e mille telai la forza produttiva; una città della seta che mandava in tutta Europa drappi, damaschi e broccati. Dei damaschi catanzaresi si narrano meraviglie, tessuti di seta a fiorami e disegni vari erano ricchi di elementi decorativi con colori ricorrenti il rosso, il verde, l’azzurro, il giallo-oro.
Intorno alla seta nascono e vengono celebrati momenti e relazioni, trama di singole vite ed ordito di comunità.

“Quando accordi la tua voce di sirena
al suono delle fila e di cannelli
sembri una bella maga che incatena
gli amanti con un fil de suoi capelli.
Tra quelle fila ahimè, l’anima mia
Al par della tua spola, or viene, or va,
e vi rimane presa nell’armonia.
di quel dolce tricche, tricche, tra…”

Vincenzo Padula

 

Se non bastassero le notizie sin qui richiamate basta pensare che la perizia dei tessitori catanzaresi fece scuola persino in Francia, grazie al telaio di Jean le Calabrais, si avete letto bene Giovanni il Calabrese che da solo costruì intorno alla metà del 1400 un prototipo di telaio a Lione. In Francia Jean fu chiamato dal Re Luigi XI ed il suo telaio – antesignano del moderno telaio Jacquard – è oggi custodito a Parigi nell’esposizione del Museo delle arti e dei mestieri.

Un percorso, insomma, millenario e del quale ancora oggi lungo i vicoli del centro storico di Catanzaro è possibile ascoltarne l’eco leggendo i nomi delle strade, Via Gelso Bianco, Via Filanda, Vico delle Onde o ancora la Grecià. Ma attenzione all’equivoco, Catanzaro fu solo la punta di diamante di una regione con una diffusissima tradizione nell’arte della seta, basti pensare alle cronache di Edward Lear che nel 1847 con il suo Diario ci indica quanto e come il baco da seta fosse diffuso. A Staiti, nel reggino, Lear annota che i bachi da seta erano “la vita e l’aria, il fine e la materia” e si lamenta poi delle camere del Palazzo dei bozzoli “erano così piene di baco da seta da esserne fuori ogni misura disgustati”.

Da lì in poi e per innumerevoli ragioni l’arte della seta si perde, ne rimane solo una lontana memoria e per giunta non adeguatamente celebrata. Solo recentemente, grazie alla visionaria intraprendenza di qualche giovane calabrese, se ne torna a parlare.