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La tradizione dell’incontro, la Calabria delle minoranze

Se è vero che alcuni spazi della modernità assomigliano ad un enigma di difficile comprensione è altrettanto vero che altri luoghi, più piccoli, riparati e spesso nascosti, rappresentano spesso una efficacissima spiegazione.

Chiamiamo in aiuto per circoscrivere il tema l’antropologo francese Marc Augè che coniò la felice espressione di “non luoghi”, si tratta di posti (luoghi) che non hanno identità, non dispongono di una storia con relazioni che sono transitorie e scandite dal consumo.

La Calabria – al tempo dei “non luoghi” – è ricca invece dell’opposto, di spazi fisici, costruzioni e luoghi straordinariamente intensi; percorrendola, soffermandosi, osservando attentamente è facile infatti rendersi conto di quanto questo piccolo contesto sia capace di conservare la propria memoria, la propria identità figlia di minoranze, di integrazioni, di culture che si guardano e si abbracciano nel divenire della storia.

Gli incontri qui sono tradizione forgiata nei secoli.

Il primo che ci viene in mente è quello che qui è impresso nella pietra in maniera stupefacente, è il bos primigenius della Grotta del Romito di Papasidero che racconta dell’incontro tra uomo e natura.

Ma pensiamo, ad esempio, alle popolazioni che abitavano questo territorio, Ausoni o Enotri, davanti all’arrivo di quei Greci provenienti da Oriente e che diedero vita alla Magna Graecia.

Saltando in avanti, perchè troppo lungo sarebbe l’elenco, è forte la relazione tra il lembo di terra calabrese e la lunga mano di Bisanzio; un incontro che recupera – dopo la presenza romana – lo spirito greco fino a quando, intorno all’anno mille, arriva altra gente, altri dominatori, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi.

Nel mezzo della grande storia si infilano piccole e resistenti culture, quelle dei Valdesi, degli Albanesi, degli Ebrei.

E come dimenticare l’incontro poco pacifico per la verità coi temuti Saraceni, con quell’Islam che qui ha lasciato tracce straordinarie e nei luoghi più impensabili. Ne citiamo solo uno, la Cattolica di Stilo. Non c’è dio all’infuori di Allah, è l’iscrizione islamica scoperta dall’archeologo Francesco Cuteri.

“L’ iscrizione, posta nella parte più alta della colonna, è stata realizzata procedendo da destra verso sinistra con un punteruolo e poco più in basso, un’altra iscrizione, eseguita con un attrezzo più grosso ma con una resa più elegante, recita: Lode ad Allah. Per alcuni si tratta del ricordo, della traccia di una incursione islamica che interessò il kastron bizantino; per altri la colonna è di reimpiego e dunque la scritta era già esistente; per altri ancora potrebbe essere l’indizio della presenza, a Stilo, di arabi cristiani. Il richiamo del testo ed i caratteri grafici, in ogni caso, ci riportano nel cuore del Mediterraneo, lungo rotte percorse da navi, idee, differenti “credo” (Francesco Cuteri)

E ancora recentemente l’arrivo dei Curdi a Badolato o la straordinaria esperienza vissuta a Riace nello stesso luogo dove i Santi Medici Cosma e Damiano sono venerati dalla Comunità Sinti. O a Bivongi dove è facile incontrare slavi diretti al Monastero di San Giovanni.