07
Giu

La Torre dell’orologio e la leggenda dei morti

Per raccontare di questa torre e delle leggende che la caratterizzano è necessario prima descrivere il contesto in cui ci troviamo.
Siamo a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, lungo il versante jonico della provincia di Catanzaro, in un’atmosfera fatta di scenari incontaminati, paesaggi mozzafiato e profili medievali; una splendida terrazza naturale sul Mar Ionio, a metà strada tra il mare e la montagna.

Il centro storico è adagiato infatti sulla sommità di tre colline, alle spalle le montagne e di fronte una vista del Golfo di Squillace da Capo Colonna a Punta Stilo.
Il borgo risale probabilmente al X secolo, epoca in cui, a causa delle ripetute incursioni saracene, la popolazione greco-bizantina si spostò in collina; dopo il 1044 – come tutta la Calabria – il paese cadde sotto la dominazione normanna e acquisì un notevole prestigio grazie alla Grancia della Certosa di San Bruno, che costituì il fulcro della vita pubblica.

A raccontare la storia del paese è anche il Castello edificato tra il 1532 e il 1537 dal feudatario Toraldo di Ravaschiera sulle macerie del Castrum romano; del castello rimane, allo stato attuale, solo una torre detta dell’orologio.
Il castello fu costruito in seguito all’ordinanza di Pietro di Toledo del 1532 nell’ambito del piano di difesa costiera voluto da Re Carlo, nel 1569 divenne sede parrocchiale, nel 1725 la fortezza fu trasformata in una chiesa abbattuta poi nel 1966.
Alta 18 metri la torre è un bastione triangolare, unica parte rimanente del Castello ed anche della successiva trasformazione in luogo religioso.
Attorno alla Torre è fiorita nel tempo una sinistra leggenda, pare infatti che l’ingranaggio ogni sera, a mezzanotte, suonasse cento rintocchi per indicare che quella era l’ora dei morti; i rintocchi liberavano i morti che girovagano per il paese prima di mettersi a pregare.
Gli abitanti si rinchiudevano in casa, in una sorta di coprifuoco che abbandonava ai morti il paese.