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Feb

La tarantella, tradizione di musica e comunità

Difficile risalire alle sue origini soprattutto considerando lo scorrere dei secoli ed i mutamenti intervenuti, certo è che la “tarantella” – tipico ballo calabrese – può essere validamente riferito a manifestazioni musicali e rituali legate per molti versi alla civiltà ed alla cultura della Magna Grecia.
Possiamo dire che il ballo non ha un unico ed univoco significato, è liberatorio ma anche strumento per il corteggiamento.
E’ laico ma anche profondamente legato ad un sentire religioso.

A Reggio Calabria, ad esempio, “viddaneddha”  il nome del ballo che conclude la festa, la tarantella della veglia è quella che scandisce l’attesa per la Festa della Madonna.
Essendo un ballo è ovvio che vi sia la musica e quella utilizzata proviene da strumenti tipici ed identitari della regione, la zampogna, sostituita in seguito dall’organetto, il tamburello e in alcune zone si usavano la “pipita” o “frischiottu”.
Le melodie sono ricorrenti ma mutano da luogo a luogo.

Uno dei simboli della tarantella, forse quello più identificativo, è rappresentato dalla “rota” con significati che variano, è uno spazio da conquistare, è sfida (nel ballo tra uomini), è corteggiamento (nel ballo uomo-donna).
La donna può usare un foulard da agitare davanti all’avversario come sfida, mentre l’uomo per mostrare le sue capacità con i suoi passi per conquistarla e riuscire come simbolo di successo a scompigliarle i capelli, a toccarle il viso o a prenderle il foulard.
La “rota” è governata, a dirigere la tarantella è il cosiddetto “mastr’i ballu” che invita a ballare, forma le coppie, scandisce ritmo e musica.